Song to Song

“Song to Song”: un sistema o una formula?

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Si sa che l’opera complessiva di un autore prima o poi finisce per formare un “sistema”, ovvero un ordine progettuale e consapevole di elementi stilistici e tematico/narrative, che presiede all’insieme del suo cinema e in qualche misura lo prevede. Terrence Malick, secondo la maggioranza dei critici e degli analisti, rientra ormai nel gruppo dei “sistematici”. Eppure le informazioni sul metodo di lavoro di Malick, che si rivela molto originale, confermerebbero l’esistenza non tanto di un sistema – più o meno chiuso – ma proprio di una “struttura” radicale. Il “sistema”, quindi, si sarebbe trasformato in una “formula”.

About Enrico Riccardo Montone

REDATTORE | Classe 1993, laureato in Comunicazione. Amante del cinema, è recensore di film. Cresciuto a pane e Stanley Kubrick, miscelati al culto per Federico Fellini, si impegna in iniziative ambientali. Nel 2014 ha scritto il libro "A ciascuno il suo cinema".

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“The Light Between Oceans”: poca luce tra gli oceani

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Nonostante l’attenzione nella capacità di elaborare uno spazio che è tutt’uno coi protagonisti della vicenda, diventando esso stesso un personaggio, il melodramma di Derek Cianfrance è un faro spento contro cui si arena un bastimento di intenzioni che non trova eco empatico nello spettatore. In “The Light Between Oceans” si percepisce un’involuzione della forma e il regista precipita in una melassa prevedibile, superficiale e inutile.

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REDATTORE | Classe 1993, laureato in Comunicazione. Amante del cinema, è recensore di film. Cresciuto a pane e Stanley Kubrick, miscelati al culto per Federico Fellini, si impegna in iniziative ambientali. Nel 2014 ha scritto il libro "A ciascuno il suo cinema".

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“Arrival”: fantascienza esistenziale

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Vano cercare nel nuovo film di Denis Villeneuve, “Arrival”, lo spettacolo da contemplare passivamente. Come Socrate sapeva mettere in crisi il suo interlocutore ponendo delle domande e inducendolo a fare affiorare un’idea, un’argomentazione, un’immagine latenti e represse, Villeneuve, attraverso la trasposizione del romanzo “Storia della tua vita” dello scrittore Ted Chiang, interroga se stesso, gli attori e la troupe, i personaggi e gli spettatori, sottoponendo tutti ad un travaglio da parto per cui, alla fine, il film-enfant viene alla luce per lo sforzo comune di tutti quelli che entrano nella medesima “tensione”.

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“Silence”: una (silenziosa) ecologia visiva ed emotiva

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“Silence” tratta la storia di due missionari portoghesi che nel XVII secolo intraprendono un lungo viaggio irto di pericoli per raggiungere il Giappone e diffondere (imporre) il Cristianesimo. Ma non solo: il film si racconta con ritmo volutamente dilatato, indugiante e riflessivo, ma nello stesso tempo inesorabile e ineludibile, che conduce lo spettatore a meditare sul sottile e subdolo gioco degli accadimenti e l’inestricabile intreccio relazionale dei personaggi.

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“Animali notturni”: vendetta fra realtà e immaginazione

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Brutale. Non si fa in tempo a capire chi si è e dove si è. Né qual è il motivo di tanta agitazione. Si percepisce solo il disagio. Lo si sente negli occhi e subito nello stomaco. Un misto di rabbia, confusione e paura. In “Animali notturni” lo spettatore è testimone della furia dei personaggi e si ritrova immerso in un gioco di distorsione continua della realtà, anzi della verità. Ed è proprio in tutto ciò che risiede la bellezza drammatica del film.

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