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Australia Day: i retroscena di una festa nazionale

Pubblicato il Pubblicato in Costume e Società, Little Italy, Recenti

Free-Australia-DayIl 26 Gennaio di ogni anno qui in Australia viene festeggiata la ricorrenza dello sbarco, nella baia di Sydney, della First Fleet. Era il 1788 e a bordo vi era l’ammiraglio Arthur Phillip, partito il 13 Maggio 1787 dall’Inghilterra ed arrivato in queste terre così lontane dal mondo allora conosciuto con un seguito di undici navi, al fine principale di fondare una colonia penale. Fino al 1782, infatti, i condannati inglesi venivano trasferiti in America, ma a seguito della Guerra d’Indipendenza, il Nuovo Mondo rifiutò di accettarne altri.

Fu così che il 6 Dicembre 1785, a Londra, il Concilio stabilì che la nuova destinazione dovesse essere in una colonia da fondare nel Nuovo Galles del Sud; una nuova terra reclamata dagli inglesi grazie all’esploratore britannico James Cook, che viaggiò nell’Oceano Pacifico intorno al 1770 proprio per conto della Corona. La flotta consisteva in due navi della Royal Navy, tre navi commerciali e sei destinate al trasporto di galeotti (è stato stimato che ne fossero presenti più o meno mille), marines e marinai seguiti dalle loro mogli e figli, oltre che ad altre enormi quantità di merci di ogni tipo.

Lasciata la base inglese iniziale, la flotta navigò verso Sud-Ovest passando per Rio de Janeiro e successivamente Città del Capo, arrivando su queste coste dopo circa duecentocinquanta giorni di viaggio. Nel 1808 la festa fu celebrata come First Landing o Foundation Day. In occasione del trentesimo anniversario, nel 1818, i dipendenti governativi vennero premiati con una vacanza ed iniziò così una sorta di tradizione che ben presto coinvolse anche altre parti dell’amministrazione, di uffici e di banche. Il 1888 vede il festeggiamento ad unisono in tutte le capitali delle colonie, eccezione fatta per Adelaide, dell’Anniversary Day e dal 1935, tutti gli Stati di questo nuovo ed immenso Paese, si ritrovano a celebrare l’Australia Day. Solamente nel 1946, il Commonwealth ed i vari Governi degli Stati, si mettono d’accordo per dichiarare come unica data celebrativa il 26 Gennaio, ma bisogna aspettare ancora fino al 1994 affinché questo diventi effettivamente il giorno di festa nazionale per tutti.

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La bandiera del Commonwealth delle Nazioni: l’organizzazione intergovernativa di cinquantatré Stati membri indipendenti, con sede a Londra

In ogni angolo del Paese si svolgono manifestazioni, eventi e parate in onore dei colonizzatori ed anche di tutte le varie etnie che negli anni successivi hanno contribuito alla creazione della multiculturalità tipica di quest’isola. Proprio in questo giorno, vengono anche assegnati premi davvero significativi e prestigiosi, quali Order of Australia e Australian of the Year, come ulteriore manifestazione di riconoscenza del Governo nei confronti di chi si è distinto o ha portato in alto il nome della Nazione. Sono anche previste premiazioni per la cittadinanza, in particolare l’Australia Day Achievement Medallion, consegnato nelle mani di chi, pur essendo personalità civile, è comunque riuscita a distinguersi in qualche campo. Si può godere delle spettacolari esibizioni acrobatiche dell’Air Force australiana e di strabilianti fuochi d’artificio che segnano la conclusione di questa giornata così sentitamente patriottica, piena di orgoglio.

Ma è davvero solo questo? Il Commonwealth dell’Australia, o più notoriamente Australia, è il sesto Paese al mondo per estensione ed al suo interno, anzi più esattamente sulle sue coste, vi abitano più di venticinque milioni di persone. È abitata da circa quarantamila anni, da quando cioè i progenitori degli aborigeni sono arrivati qui dall’attuale Sud-Est asiatico. Non tutti sanno, però, che la scoperta di questo così chiamato Nuovissimo Continente è avvenuta nel 1606 per merito del navigatore olandese Willem Janszoon, capitano della Duyfken, al servizio  della Compagnia olandese delle Indie orientali. Le più importanti esplorazioni fatte in queste terre durante il XVII secolo sono proprio dovute agli olandesi, soprattutto per merito dei potenti scambi commerciali esistenti con le isole dell’odierna Indonesia. Quest’influenza è così tanto evidente, che le prime mappe dei territori definiscono chiaramente il nome di Nuova Olanda. Ma tutto questo, in fin dei conti, può esser davvero di poco conto.

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Aborigeni australiani

L’altra faccia realmente importante di questo giorno così patriottico si tinge invece del colore del sangue degli aborigeni o, come vogliono giustamente essere chiamati, dei nativi. Per loro, il 26 Gennaio rappresenta il genocidio che hanno subito gli antenati allo sbarco della flotta inglese. È così comprensibilmente forte e radicato il ricordo, che in questo caso si deve usare il termine di Invasion Day. Non si parla soltanto di eliminazione fisica, ma anche di una vera e propria opera di confisca delle terre, della distruzione della cultura indigena e dell’annientamento di una civiltà che è da sempre legittima proprietaria dell’isola.

«The 26th of January is a day that will always live in infamy. It is not that a date that will ever be forgotten. It will always be Invasion Day, Survival Day, a Day of Mourning. It will always be the day that the First (not really) Fleet came to Australia. It will always be a day of protest for as long as there are things that need to be protested against / Il 26 Gennaio sarà un giorno che vivrà sempre nell’infamia. Non è una data che sarà dimenticata. Sarà sempre il Giorno dell’Invasione, il Giorno della Sopravvivenza, il Giorno del Lutto. Sarà sempre il giorno in cui la Prima (non esattamente) Flotta è arrivata in Australia. Sarà sempre un giorno di protesta per tutto il tempo in cui ci sarà qualcosa per cui protestare».

Ci sono manifestazioni in tutto il Paese e la maggior parte dei nativi chiede a gran voce un cambiamento di data, così da potersi sentire, o almeno provare a sentirsi, parte di un qualcosa che anzi è loro di diritto.

«Most people don’t even care about that actual date, they just want a day of work, or to have a few drinks, or to have a barbecue, or to wear a flag cape, or whatever it is that people do. None of those things can only be done on the 26th of January, and if it was on any other day then maybe more Indigenous people would feel like celebrating with the rest of the nation / Alla maggior parte della gente non interessa nemmeno questa data, vogliono soltanto stare a casa dal lavoro, o avere un paio di drink, oppure un barbecue, o indossare una bandiera come mantello, o qualsiasi cosa queste persone fanno. Niente di tutto ciò può esser fatto solo il 26 Gennaio, e se solo fosse in un giorno diverso, magari molte persone indigene vorrebbero festeggiare con il resto della Nazione».

Molte sono le soluzioni e proposte alternative a questo giorno, ma per il momento non vengono prese nemmeno in considerazione. White Australia has a Black History è lo slogan proclamato in occasione del bicentenario nel 1888 e grazie al quale i media sono sembrati prestare attenzione alle motivazioni dei nativi. Ma tutto, purtroppo, cadde rapidamente in un globale e colpevole disinteresse. Soltanto nel 1998, il Governo australiano chiese ufficialmente scusa alle popolazioni native per ciò che hanno dovuto subire i loro antenati durante la colonizzazione inglese. E così il 26 Maggio di ogni anno viene festeggiato il Sorry Day. Tuttavia, non è nemmeno minimamente paragonabile all’Australia Day. Né come festeggiamenti – che possono anche essere la parte minore – né soprattutto a livello di sentimenti ed emozioni. Vi sono due facce completamente opposte di una stessa celebrazione che dovrebbe essere, piuttosto, soltanto una giornata d’orgoglio nazionale delle proprie origini.

È difficile spiegare cosa si prova, da esterna, in questa giornata. Sicuramente, quando hanno sfilato in parata i rappresentanti di tutte le popolazioni che hanno contribuito allo sviluppo e crescita del Paese, l’orgoglio di vedere anche il tricolore è stato immenso.

Il trovarsi però davanti alla manifestazione di protesta, così ordinatamente imponente, ti lascia un pochino da riflettere e, per quanto mi riguarda, non posso che esser d’accordo nel sostenere che, dopotutto, si potrebbe trovare un giorno diverso in cui celebrare unione e diversità.

 

 


 

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About Francesca Bux

Classe 1984, veneta ma con sangue pugliese, buddista. Esteta da sempre, amante dell'arte in ogni sua forma, della danza orientale e dell'Antica Roma. Appassionata di architettura, scultura, fotografia, fisica e motoristica. Malinconicamente nostalgica, nutre una forte passione per il teatro, il buon vino, gli scritti di Italo Calvino ed Oscar Wilde. Dichiaratamente nerd, è una mangiatrice esperta di biscotti. Attualmente vive in Australia, in attesa di decidere altre destinazioni.

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