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Austria e Italia: la crisi di due Repubbliche

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Un’immagine preparata dall’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (ALDE) in occasione del 4 Dicembre 2016

A un secolo dalla tragica esperienza della Grande Guerra, Austria e Italia attraversano una crisi culturale e politica che ne rende incerto il futuro, destando grave preoccupazione nel Vecchio Continente. I cittadini delle due Repubbliche si sono recentemente recati alle urne per scrivere una nuova pagina della loro storia, osservati dalle curiose penne dei giornalisti stranieri. Da un lato l’elezione del Presidente austriaco, dall’altro le dimissioni del Primo Ministro italiano, causate da un’amara sconfitta al Referendum costituzionale.

In Austria il popolo ha designato Alexander Van der Bellen come nuovo Presidente della Repubblica. Una vittoria di misura quella del candidato indipendente sull’avversario Norbert Hofer, esponente dell’estrema destra nazionalista, populista ed euroscettica. Van der Bellen è un economista ed ecologista, un immigrato di origini russe, olandesi ed estoni. Contraddistinto dall’aspetto autorevole e dal nobile portamento, ha insegnato alle Università di Innsbruck e Vienna. Dapprima membro dell’SPÖ (trad: Partito Socialdemocratico d’Austria), è poi divenuto sostenitore dei Verdi ed europeista convinto. È stato Assessore e Consigliere Comunale di Vienna, nonché membro del Consiglio Nazionale, la più influente delle due Camere di cui si compone il Parlamento austriaco. Ha inoltre dichiarato di essere stato affiliato alla Massoneria fino al 1980, cosa che ha suscitato non poche perplessità. Il ruolo del Presidente della Repubblica in Austria è di indubbia importanza: si tratta di una Repubblica Semipresidenziale che, come tale, vede nel Presidente la figura centrale del Governo. È in carica sei anni e nomina il Cancelliere, con cui condivide il potere esecutivo. I partiti tradizionali hanno perso la fiducia dell’elettorato, il cui voto è confluito in alternative populiste ed estremiste, rese più forti dal diffuso malcontento per le politiche dell’Unione Europea. I leader europei – sollevati dalla sconfitta di Hofer – dimostrano ancora una volta la fragilità dell’Unione, le cui fondamenta culturali e storiche si stanno lentamente sgretolando sotto il peso degli errori commessi dai vertici della stessa. Attualmente l’estrema Destra, ovvero l’FPÖ (trad: Partito della Libertà Austriaco), gode di quaranta seggi al Consiglio Nazionale, contro i quarantasette dell’ÖVP (trad: Partito Popolare Austriaco) e i cinquantadue dell’SPÖ, ma nel 2018 i cittadini austriaci torneranno alle urne e potrebbero esserci cambiamenti significativi.

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Un incontro tra Sergio Mattarella (1941) e Matteo Renzi (1975)

La situazione italiana appare ancora più precaria e conflittuale: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha accolto in modo tutt’altro che positivo le dimissioni del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, infine presentate dal Premier – ormai “ex” – nel tardo pomeriggio di Mercoledì. Resta la totale incertezza riguardo a chi riceverà da Mattarella l’incarico di formare un Governo che traghetti il veliero italiano, apparentemente arenatosi, verso una nuova legislatura. In questo contesto si inserisce la richiesta del MoVimento 5 Stelle di immediate elezioni con l’Italicum, di cui suggeriscono l’impiego anche per il Senato della Repubblica. I pentastellati hanno cambiato idea sulla riforma elettorale e, nonostante l’abbiano criticata duramente per mesi, sperano di sfruttarla per vincere le elezioni.

Una situazione di pura incertezza che tutti condividiamo, ma viviamo con sentimenti diversi, come se i personaggi di uno stesso quadro fossero travolti da pennellate di colori differenti. È diffusa l’aspirazione del popolo ad una schiacciante vittoria contro la classe politica. Assistiamo così alla corsa verso Palazzo Chigi del M5S, che, in sella al radicato sentimento di protesta, esulta già trionfante. Da ciò traggono origine il timore e la delusione che albergano negli animi di numerosi moderati. E – si badi bene – sto parlando di molte delle persone acculturate e consapevoli che si sono recate alle urne il 4 Dicembre, a prescindere da quale sia stato il loro voto. La gente ha delle esigenze che inarrestabili demagoghi sanno capire e solleticare con una retorica colorita e polemica. Ma sono le loro stesse parole a remare contro le soluzioni ai problemi di una società confusa e contraddittoria. Queste parole acciecano le persone, portandole a vedere nella classe politica dirigente l’unico problema del Paese. Invece, il problema sta anche nell’incapacità del popolo di fare autocritica e di ammettere i propri difetti, a partire da una faziosità che impedisce l’imporsi di una dialettica costruttiva e democratica. Un errore commesso dallo stesso Renzi e che costituisce un‘interessante chiave di lettura della sua clamorosa sconfitta.

unione-europea-istock-1280x829Animati da uno spirito riformatore dovremmo ripartire dall’UE, istituita per assicurare la pace nel Vecchio Continente. E sebbene dialogare con chi la dirige risulterà più che mai difficile, non è l’euroscetticismo a rappresentare la migliore delle strade da percorrere. L’insormontabile crisi delle ideologie – affermatasi a livello globale – va superata mediante una rinascita che, anziché tornare alle origini, privi di estremismi i valori su cui esse si basano, per adeguarli al contesto storico-politico contemporaneo. È l’esasperazione delle idee a farci perdere il senso di umanità e concretezza, sollevando una nebbia oltre la quale non è possibile scorgere la realtà. Questo non significa, tuttavia, che tali valori debbano essere sviliti, ma sono necessari strumenti di attuazione nuovi e meno radicali. Anche il superamento di questa crisi richiede un impegno magistrale: la costruzione di un centro-destra moderno è ostacolata da personalità che non sono adeguate a realizzare un progetto così delicato. A sinistra, una minoranza che rifiuta l’abbandono delle proprie posizioni radicali cova un forte risentimento verso l’ala più moderata. Prende piede l’idea di un campo progressista di Giuliano Pisapia, secondo cui «serve un’alleanza aperta che riunisca le forze di sinistra in grado di assumersi la responsabilità di un Governo». Insomma, per l’ex Sindaco di Milano non bisogna ricadere in un “eccessivo” centrismo, dovuto ad accordi con Angelino Alfano e Denis Verdini. Anzi, necessario è costruire un centro-sinistra alternativo alle forze di destra. Purtroppo, conciliare le diverse posizioni esistenti nella sinistra entro le prossime elezioni non sarà affatto facile.

Austria e Italia si avviano verso un futuro che potrebbe essere colmo di sorprese. E ad esse si accompagnano Francia, Olanda e Germania, dove i populismi di estrema destra guadagnano terreno ogni giorno, mentre la data delle elezioni si fa sempre più vicina.

Al destino di questi Stati è legato indissolubilmente quello dell’Europa intesa non solo come istituzione, ma anche come insieme di culture e popoli che convivono da secoli e non potranno che continuare a farlo, a prescindere dallo scenario in cui dovranno muoversi in futuro.

 

 


 

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About Federico Sensi

REDATTORE | Classe 1996, pugliese. Studente di Giurisprudenza presso LUISS "Guido Carli" di Roma. È appassionato di politica, storia, Medio Oriente, Diritto Costituzionale e Commerciale. Nel tempo libero coltiva anche la passione per il motociclismo e la lettura.

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