A man holds a placard which reads "I am Charlie" to pay tribute during a gathering at the Place de la Republique in Paris

Attentato di Parigi: #JeSuisCharlie

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Stephane Charbonnier, vignettista e direttore della rivista satirica parigina “Charlie Hebdo”, barbaramente ucciso nell’attentato terroristico di ieri, avvenuto nella Capitale francese

Ieri, alle ore 11:30, un commando di tre terroristi franco-algerini ha assalito la sede della rivista satirica parigina Charlie Hebdo, noto per le vignette al vetriolo incentrate sulla religione musulmana.
Hanno aperto il fuoco al grido di <<Allahu akbar!>> (trad. Allah è grande!). La Polizia ha diffuso i loro nomi: Saïd Kouachi (34 anni), Chérif Kouachi (32 anni) e Hamyd Mourad (18 anni).

Tralasciando i fatti di cronaca e la sentita vicinanza alle famiglie delle 12 vittime, nonché all’intero popolo francese, è mio forte desiderio discutere dell’ennesimo episodio di un’eterna lotta fra l’Islam più radicale e l’Occidente. Questa tragedia, infatti, ha riaperto nuovamente una cicatrice mai guarita del tutto fra questi due mondi, in perenne contrasto. Scrissi già, mesi addietro, riguardo alla necessità di aprire i cancelli dell’Occidente, per dimostrarsi più tolleranti nei confronti di chi vive il culto dell’Islam in maniera completamente differente dal fondamentalismo che in queste ore rimbalza su tutti i media. Parlai, ancora, sulla necessità di accorpare la Turchia all’Unione Europea, affinché si trasformasse in testa di ponte per una futura integrazione verso quel mondo. Sfortunatamente per noi, sempre più distante. Sempre più diverso.

Non è semplice affrontare questioni simili, dopo un fatto talmente brutale quanto vile. Tuttavia, lo ritengo necessario: perché non vengano accomunati a tali crimini tutti quei musulmani che in Europa si son guadagnati una posizione. E’ necessario per tutti quei musulmani che, pacificamente e fuori dall’Europa, chiedono di poter essere ascoltati o accolti. E’ necessario per tutti quei musulmani che credono in Allah, consci dell’inutilità di una jihād.

Se andassimo a leggere il Corano, scopriremmo infatti che è un libro sacro tutt’altro che bellicoso, dove le uniche sure violente parlano di una guerra difensiva e non offensiva. A differenza di quello che certi predicatori, capi di Stato e fanatici vogliono far credere.

Dobbiamo essere forti ed intelligenti, senza cadere nello sciacallaggio di personaggi (altrettanto fanatici e violenti) come Marine Le Pen o Matteo Salvini, i quali subito hanno colto la palla al balzo per farcire le proprie fila di voti facili, in vista delle prossime elezioni. In un’Europa già in crisi di valori. Dobbiamo aver bene in testa che essere musulmani non significa essere in eterna lotta contro il cristiano o l’uomo occidentale in senso lato. Tutti quei minareti che si affacciano sui confini europei, non sono missili puntati per la distruzione del nemico, tutt’altro. Il mondo occidentale ha le sue colpe, poiché queste cellule terroristiche religiose nascono (nella maggior parte dei casi) dalle fallimentari guerre nel Medio Oriente, atte solo all’arricchimento di pochi individui. Si è passati sopra quelle macerie, pensando o sperando di poter fare il bello e il cattivo tempo. Ritenendo che far circolare armi fosse solo un modo come un altro per far soldi, oltre che spillare il petrolio dal sottosuolo. Queste aree erano destinate, da tempo, a scoppiare: poiché l’Occidente ha sempre aperto focolai, salvo poi scoprirsi incapace a domarli (e forse, in fin dei conti, a noi occidentali fanno comodo queste situazioni).

Ciononostante, adesso non possiamo voltare le spalle a delle persone innocenti che, per cause di forze maggiori, son nate e cresciute in un mondo incomprensibile ai nostri occhi. La frase Allahu akbar non può essere la condanna di tutti quegli uomini onesti che la urlano, forse, per sentirsi meno soli. Proprio come noi cristiani: solamente che lo facciamo con altre formule.

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Il disegno per la rivista “Charlie Hebdo”, dall’account Instagram dell’artista inglese Banksy

Con questo discorso non voglio addolcire la pillola, stemperando la crudele realtà dei fatti avvenuti ieri. Quei terroristi vanno indubbiamente catturati e puniti secondo la legge, poiché protagonisti di un vile e brutale attacco, impari e famelico poiché due kalashnikov hanno sparato su dei civili e sulla libertà di stampa, armata solo di poche matite e di qualche amara risata. Forse è vero, siamo stati tutti irrispettosi con quelle vignette e alcune di queste andavano persino querelate. Ma non è ammissibile che ciò debba essere cancellato con il piombo. Le strade che hanno intrapreso questi due mondi sono molto differenti e, come già detto prima, ci sentiamo vicendevolmente incomprensibili. E pensare che, per vivere una vita più serena, basterebbe ribellarsi dai rispettivi estremisti. Che insegnano che Dio richiede la guerra, piuttosto che la pace. Che insegnano che la religione sceglie la violenza, piuttosto che il dialogo.

Tornando un’ultima volta al fatto di cronaca, mostro non poco stupore nel fatto che due o tre uomini (in tutta probabilità, aiutati da terzi per tutta la fase dei preparativi all’attentato) siano riusciti a commettere un tale crimine in pieno giorno, in una metropoli come Parigi, per poi fuggire incolumi. Cambiando semplicemente qualche auto. Degli esperti nel settore hanno notato delle anomalie rispetto ai soliti attentati di matrice religiosa e quindi islamica, senza contare l’abilità dei due terroristi nel coprirsi le spalle a vicenda, oltre che il risparmio di cartucce quasi ostinato. Che strida, paradossalmente, con il banale errore di lasciare i documenti di riconoscimento proprio sull’auto abbandonata. Il diciottenne si è costituito questa notte, mentre gli agenti di polizia francesi ed FBI tentano di stanare i due fratelli rimanenti. Tutto ciò evidenzia comunque una certa preparazione e, onestamente, non mi stupirei che tutto ciò sia stato guidato da qualcosa di più ombroso. Sarò malfidente, ma la storia spesso si ripete e sicuramente vi saranno persone che, crudelmente, da questo tale attentato ne ricaveranno grandiosi benefici.

Il mio invito, a questo punto, è uno soltanto: unirsi sotto un’unica bandiera, quella della giustizia e dell’umanità. Musulmani e cristiani, orientali ed occidentali. Lavorare assieme e dimostrare una volta per tutte, alle frange radicali, che il sogno di una fratellanza è possibile. Non cadiamo nel banale, nella ricerca di un nemico facile e comodo, generalizzando sull’Europa e sul mondo, ripugnando i nostri sforzi per costruire un mondo libero, di cui oggi sembriamo quasi vergognarcene.

Che si alzi una sola voce, veemente e decisa, mirata a scalzare la mediocrità del razzismo, combattendolo (qualunque esso sia) in onore di questi morti. Affinché stragi come questa non debbano mai più accadere.

 

 

RIP

Stephane Charbonnier, vignettista e direttore 

Georges Wolinski, vignettista 

Jean Cabut, alias Cabu, vignettista 

Bernard Verlhac, alias Tignous, vignettista 

Philippe Honorè, vignettista 

Bernard Maris, economista ed editorialista 

Elsa Cayat, psicologa e giornalista 

Michel Renaud, ex consigliere del sindaco di Clermont Ferrand 

Mustapha Ourrad, correttore di bozze 

Fréderic Boisseau, addetto alla portineria 

Franck Brinsolaro, poliziotto 

Ahmed Merabet, poliziotto 

 

 

 

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About Marco Pucciarelli

REDATTORE | Classe 1991, piemontese. Si è laureato in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Vercelli. Ha la passione per la storia, specie per quella romana.

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