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Atene e la violenza urbana: commemorazione della morte di Alexandros Grigoropoulos

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Il giovane Alexandros Andréas Grigoropoulos, morto il 6 Dicembre 2008

Siamo ormai vicinissimi al Natale, il secondo che trascorrerò ad Atene e posso già fare delle comparazioni tra l’anno precedente ed il seguente. L’atmosfera, questa volta, è decisamente più positiva. Oltre alle numerose decorazioni, quasi impercettibili l’anno scorso, risalta subito agli occhi dei cittadini l’installazione di un gioioso ed imponente albero di Natale nella piazza centrale, Syntagma. Albero coronato da una gigantesca stella rossa. La sistemazione di un albero di Natale nella piazza principale di una Capitale potrà certamente non essere un evento così speciale in un altro Paese ma lo è ad Atene, dove non vi si assisteva dall’Inverno 2008, quando quello di allora fu bruciato (il 20 Dicembre) a seguito degli scontri avvenuti nei giorni successivi all’uccisione di Alexandros Andréas Grigoropoulos, la sera del 6 Dicembre 2008.

Quella fatale sera segnò difatti per tutti gli anni successivi, inaspriti peraltro dalla severa crisi economica e sociale nonché dall’imposizione della malfamata austerità, un punto di non ritorno nelle lotte cittadine e per la reputazione delle forze dell’ordine. Ecco ciò che accadde: quella notte, il quindicenne Alexandros Grigoropoulos – che si trovava a festeggiare con dei coetanei nel centralissimo quartiere di Exarchia – fu colpito a sangue freddo dal colpo di pistola di Epaminondas Korkoneas, membro delle forze speciali della polizia greca. La polizia cercò di coprire l’accaduto, diffondendo false notizie sulla vicenda: Korkoneas ed il suo collega Vassilis Saraliotis (attualmente condannati all’ergastolo il primo ed a dieci anni di detenzione il secondo) affermarono che, essendosi imbattuti in una trentina di anarchici, avrebbero sparato due colpi di pistola in aria in segno di avvertimento e che uno dei due colpi avrebbe colpito mortalmente Alexandros.

Quello che emerse dalle indagini successive fu ancora più agghiacciante: ovvero Kornoneas puntò effettivamente e volontariamente contro Alexandros, lo mancò ma il proiettile rimbalzò su di uno sparti-traffico in metallo e raggiunse infine il ragazzo, assolutamente disarmato, che morì tra le braccia del suo migliore amico, Nikos Romanos. Venne rinvenuto un video filmato da un telefono cellulare che confermò il reato e svelò anche il motivo del colpo: un diverbio verbale sull’eccessiva presenza di polizia nel quartiere.

La notizia si sparse per l’intera Nazione e da quel momento fu il caos. L’allora Ministro dell’Interno, Prokopīs Paulopoulos, tentò di rassegnare le proprie dimissioni, rifiutate dall’allora Primo Ministro, Kōstas Karamanlīs. La stessa sera e nei giorni successivi ad Atene, ma pure nelle altre città principali (e persino in alcuni villaggi remoti), si assistette a manifestazioni di indignata protesta. Si vocifera che fu proprio l’attuale Governo odierno, primo tra tutti Alexis Tsipras, ad incitare il popolo a scendere nelle strade per ribellarsi ai soprusi delle forze dell’ordine. La maggioranza dei protestanti fu costituita naturalmente da studenti e le ondate di protesta trasmigrarono pure all’estero: Cipro, Londra, Berlino, Bologna, Venezia, New York, Istanbul e perfino alcune città australiane.

GreekRiotMontagePiù la notizia venne diffusa, maggiore crebbe l’indignazione. Sicché anche le precedenti generazioni si unirono alla protesta. Venne così organizzata dai partiti e dai movimenti studenteschi di sinistra la marcia dell’8 Dicembre che degenerò al punto tale da provocare una situazione di guerriglia urbana: alcuni fonti rivelarono che il Governo fu sul punto di dichiarare lo stato d’emergenza in vincolo dell’articolo 48 della Costituzione ellenica, notizia presto smentita dai rappresentanti ufficiali. Certo fu che il Presidente della Repubblica rimase confinato nella sua residenza presidenziale, visti e considerati gli attacchi perpetuati alla sua abitazione privata. I violenti scontri continuarono anche dopo il giorno del funerale di Alexandros: il 9 Dicembre. Rimane, peraltro, alquanto controversa la questione delle prove di poliziotti in incognito fotografati ad alimentare ulteriormente la violenza.

Personalmente, prima di trasferirmi ad Atene ero ignara dei fatti nello specifico. Mi sono documentata sull’accaduto esattamente un anno fa, in coincidenza con la diffusione della notizia dello sciopero della fame di Nikos Romanos, uno dei migliori amici di Alexandros. Proprio quello che l’aveva visto morire, di fronte ai propri occhi. La morte di Alexandros ha segnato profondamente il corso dell’esistenza di Nikos che, completamente traumatizzato, non testimoniò al processo di Kornoneas e sparì dai media fino al Febbraio del 2013, quando venne arrestato per una rapina avvenuta nella cittadina di Velventos, Kozani.

Romanos fu accusato di avervi partecipato assieme al gruppo dell’Organizzazione Rivoluzionaria della Cospirazione delle Cellule di Fuoco (in greco: Συνωμοσία των Πυρήνων της Φωτιάς, Synomosía Pyrínon Tis Fotiás, CCF), associazione da lui negata, difendendo la sua posizione di anarchico e non riconoscendo le posizioni di tale organizzazione. Nikos ed i suoi complici vennero fotografati alla cattura con i volti completamente tumefatti ma, nonostante le accuse degli arrestati, la polizia continua a negare alcun atto di violenza nei loro confronti. Nikos fu condannato, infine, a quindici anni di detenzione per la compiuta rapina.

Lo scorso Dicembre, ancora una volta Nikos fece parlare di sé, appunto per lo sciopero della fame che intraprese in segno di protesta al divieto impostogli di frequentare lezioni universitarie al di fuori del carcere, dopo aver superato con successo gli esami di ammissione in Estate. Mentre il 6 Dicembre del 2014 i telegiornali trasmettevano le immagini degli scontri tra protestanti e polizia nonché il lancio di molotov cocktail tra Omonia ed Exarchia – a seguito della marcia di protesta per lo sciopero di Nikos e per la commemorazione della morte di Alexandros – l’intera opinione pubblica rimaneva in sospeso nell’attesa di uno sblocco della situazione.

l giorno in cui – dopo quattro settimane di sciopero della fame – Nikos annunciò l’inizio dello sciopero della sete. arrivò anche la notizia dell’autorizzazione a frequentare le lezioni all’infuori del carcere. Nikos ebbe finalmente la sua vittoria. Un mese dopo, Tsipras vince le elezioni e tra le prime direttive impose alla polizia di presenziare disarmata alle manifestazioni cittadine. Un chiaro segno di voglia di cambiamento.

Ora che anche l’albero di Natale è stato eretto, non resta che attendere il 6 Dicembre per commemorare – finalmente e pacificamente – la morte di Alexandros e risanare anni di infiammante ed eccessiva violenza urbana in Grecia.

 

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Proteste ad Atene, il 6 Dicembre 2014

 

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About Karin Nardo

REDATTRICE | Classe 1987, con doppia cittadinanza italiana e slovacca. Ha lavorato per diverso tempo come analista in un'impresa multinazionale ad Atene dopo essersi laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università degli Studi di Trieste ed aver conseguito un master in Advanced International Relations presso la Diplomatic Academy a Vienna, dove ha anche svolto dei tirocini presso diverse organizzazioni internazionali. Precedentemente Corrispondente dalla Grecia, da quando si è trasferita a Roma e successivamente a Budapest scrive su temi di geopolitica.

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