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“Applausi a scena vuota”: il nuovo libro di David Grossman

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La copertina del libro "Applausi a scena vuota"
La copertina del libro “Applausi a scena vuota”

Oggi non mi occuperò di politica internazionale.

Oggi rivolgo l’attenzione ad uno degli scrittori che più mi ispira, una mente raffinata che guarda alla nostra grammatica interiore e la mette nero su bianco senza stravolgerla. Sì, perché già ci pensa essa stessa, con le sue contraddittorietà, le sue emozioni e i suoi monologhi a spiazzarci ed a farci comprendere come l’essere umano sia una macchina complessa  che va osservata, non tradotta. David Grossman fa questo, e continua a farlo anche nella sua ultima opera, uscita lo scorso Dicembre.

Il titolo è Applausi a scena vuota, e già lascia intendere l’ambientazione teatrale della storia. Sul palcoscenico non c’è una compagnia vera e propria, ma un solo uomo, un cabarettista: Dova’le G. Gli spettatori della serata sono tra i più svariati: studenti, soldati, coppie, gruppi di amici e un giudice in pensione. Avishai Lazar, a cui il comico ha chiesto di essere presente a quello che definisce il suo ultimo spettacolo. <<Voglio che tu venga a vedermi. Che mi guardi bene. E poi mi dica>>, gli dice per telefono. Perché Dova’le e Avishai si conoscono da anni, quando erano adolescenti  si frequentavano, ma è arrivato un momento in cui hanno preso strade diverse. Il giudice non sa che spettacolo possa aver organizzato quell’uomo che non vedeva da tempo e che lui ricorda come un ragazzo strano, che camminava sulle sue mani, a testa in giù oppure in diagonale. E Dova’le nel suo spettacolo mette in scena anche questa sua particolare andatura, il suo cabaret diventa il racconto della sua vita. Inizia ad alternare battute comiche, molto spesso con riferimenti sessuali pesanti, a spezzoni della sua storia personale, parla della sua famiglia, ovvero di un padre che vive in funzione di sua moglie, una donna sopravvissuta alla Shoah dalle cui ferite psicologiche non è mai guarita.

microfonoChi si aspetta di passare una serata all’insegna del divertimento non comprende la piega che ha preso lo spettacolo, la sala è in subbuglio e Dova’le, per indurre i suoi spettatori a restare, alterna momenti  di ilarità a momenti di quello che sembra un flusso di coscienza, elemento cardine dei libri che hanno reso Grossman uno degli scrittori contemporanei più apprezzati. Da Vedi alla voce: Amore a Il Libro della Grammatica Interiore fino a Che tu sia per me il coltello si riscontra il dono dell’intellettuale israeliano di far parlare l’animo umano attraverso un uso originale della punteggiatura, che in certi passaggi oserei definire assente, degna del  migliore James Joyce.  Però in Applausi a scena vuota questo flusso di coscienza è più equilibrato. Lo richiede la creazione di un ambiente (quello del cabaret) dove è necessario che si crei una relazione empatica tra il comico e i suoi spettatori. Bene, questa empatia tra Dova’le e la maggior parte degli ascoltatori si rompe: rimangono Avishai e alcune donne ad ascoltare, curiosi di sapere il cuore della storia del cabarettista. L’onorevole giudice, come lo chiama Dova’le,  in un primo momento vorrebbe rinunciare ad assistere allo spettacolo, ma le parole dell’amico sembrano incollarlo alla sedia, lo obbligano a guardarsi dentro, a interrogarsi sulla sua vita, sul suo ruolo: si chiede se avrebbe potuto fare di più per quel ragazzino che trovò al campeggio militare e a cui a stento rivolse la parola. Ecco perché per lui è necessario ascoltare che cosa è successo a Dova’le, quando dal campeggio fu prelevato per andare ad assistere ad un funerale.

Nel far raccontare al suo protagonista il viaggio che lo porta fino al cimitero Grossman non si spreca, inserisce personaggi bislacchi, un viaggio turbolento, battute mordaci e un interrogativo che dilania la mente del futuro comico: chi sarà morto? Una domanda amara sorge in Dova’le: per chi dovrei essere più dispiaciuto quando scoprirò chi è morto? Per mamma o per papà?

Grossman è abile nel mettere per iscritto il dibattito emotivo del ragazzo. Dova’le porta in scena con la sua mimica a tratti esagerata ed isterica le emozioni , i dilemmi, il disperato bisogno che qualcuno per l’ultima volta lo ascolti. Quando lo spettacolo finisce, ad applaudirlo c’è solo Avishai e quel battito di mani  è il segno di un’amicizia e di una pace interiore finalmente ritrovata attraverso un dialogo faticoso nascosto sotto le vesti di un monologo comico.

 

David Grossman
David Grossman (1954) è uno scrittore e saggista israeliano. È autore di romanzi, saggi e letteratura per bambini, ragazzi e adulti, i cui libri sono stati tradotti in numerose lingue

 

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About Giulia Masciavè

REDATTRICE | Classe 1994, pugliese, laureata in Studi Internazionali a Trento. Ha vissuto qualche mese in Germania, con cui è stato amore a prima vista, un po' come con i Pink Floyd e i Coldplay. Risiede attualmente in Svezia per seguire un master in Media & Communication Studies Non ama: sessisti, razzisti, omofobi, formaggio sulla pasta e cime di rapa. Difende la libertà di espressione, ma è consapevole che essa talvolta generi idee del cavolo.

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