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Andy Warhol e Ai Weiwei: l’America del secondo Novecento e la Cina contemporanea in mostra insieme a Melboure

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Una fotografia dell'artista Ai Weiwei (1957) presente alla mostra "Andy Warhol - Ai Weiwei".
Una fotografia dell’artista Ai Weiwei (1957) presente alla mostra “Andy Warhol – Ai Weiwei”.

<<Entrambi, Andy ed io, siamo prodotti del nostro tempo e abbiamo provato ad esprimere con onestà e lealtà quello che sentivamo ed il pubblico ci ha sempre apprezzato>>.
Si è conclusa lo scorso 25 Aprile una “doppia personale” di grande prestigio, che ha richiamato migliaia di visitatori da ogni parte dell’Australia e non solo.
Andy Warhol – Ai Weiwei” insieme alla National Gallery of Victoria ha rappresentato un confronto ideale tra due grandi potenze mondiali –America e Cina-, entrambe sempre in prima linea per quanto riguarda arte e cultura.
Alcune  opere rare e mai viste prima di Warhol erano esposte accanto a nuove e provocatorie creazioni dell’artista dissidente Weiwei, creando un insieme di oltre 300 pezzi tra dipinti, installazioni, sculture, serigrafie, film fotografie e pubblicazioni.
Arte a 360 gradi per questi due eclettici personaggi, considerati tra i maggior esponenti mondiali del XX e XXI secolo.

Un'altra opera d'arte di Ai Weiwei.
Un’altra opera d’arte di Ai Weiwei.

Diplomatosi all’Accademia del Cinema di Pechino e solo successivamente trasferitosi negli Stati Uniti ed appassionatosi maggiormente alla pittura, Ai Weiwei è un architetto, blogger, designer ed attivista cinese considerato tra gli artisti più influenti e celebri a livello mondiale. Figlio del poeta Ai Quing, la sua opposizione al regime gli costa dapprima la chiusura nel 2009 del suo blog (aperto solo nel 2006) ed in un secondo momento, 81 giorni di reclusione (con l’accusa di aver commesso crimini finanziari) in una località segreta. Dopo il rilascio avvenuto su cauzione, per anni non è potuto espatriare. Solo di recente ha avuto la restituzione del passaporto e, proprio all’inaugurazione della mostra, ha dichiarato che crede fortemente in ciò che fa e nel suo ruolo di artista attivista. E’ fermamente convinto che con le sue azioni possa contribuire a cambiare la Cina e “sfrutta”la sua posizione di creativo per comunicare al pubblico le sue idee esprimendosi, tramite i suoi lavori, con un forte denuncia concreta contro le ingiustizie nella tutela dei pieni diritti dell’uomo. Nelle sue opere,che siano sculture, fotografie, modernissime installazioni, lo spirito di denuncia riesce a colpire il visitatore e fa nascere in lui un sorta di indignazione morale contro ogni forma di repressione e abuso.
<<Non mi preoccupo di essere famoso o no, voglio solo che il mio messaggio arrivi chiaramente>> (Ai Weiwei)

Una tra le più celebri opere dell'artista Andy Warhol (1928-1987) presente alla mostra.
Una tra le più celebri opere dell’artista Andy Warhol (1928-1987) presente alla mostra.

Sulla stessa linea d’onda si trova la figura predominante della Pop Art ed un altro degli artisti più originale  della seconda metà del Novecento.
Andy Warhol, americano di Pittsburgh, è un pittore, scultore e regista che ha profondamente segnato la storia artistica, portando gli scaffali del supermarcato all’interno di un museo o in mostra in una galleria.
L’idea era che l’arte dovesse essere consumata come una qualsiasi altra mercanzia commerciale e proprio perché questi prodotti di massa rappresentano una sorta di democrazia sociale, i barattoli di fagioli, le scatole di detersivo e le bottiglie di Coca Cola, diventano oggetti di esposizione e cultura.
Indiscutibile padre del concetto di riproducibilità e commercializzazione dell’opera artistica, Andy fa delle serigrafie un nuovo metodo celebrativo delle icone del suo tempo.

Andy Warhol, Electric Chair (1967).
Andy Warhol, Electric Chair (1967).

Prendendo immagini pubblicitarie di grandi marchi commerciali o fotografie a forte impatto emotivo, come incidenti stradali o sedie elettriche, Warhol riusciva a svuotare completamente l’idea che queste figure rappresentavano, utilizzando la ripetizione su vasta scala dell’immagine stessa.
Questa tecnica innovativa era il suo metodo di successo: la riproduzione molteplice della stessa immagine veniva espressa su grosse tele, alterandone i colori, prevalentemente vivaci e forti.
<<La Pop Art è un modo di amare le cose>>.
Ed in questa mostra, un insolito viaggio tra due mondi che corrono paralleli, dove l’unica distanza reale potrebbe trovarsi nella geografia dei luoghi di nascita degli artisti, si è coinvolti in un turbinio di colori, contrapposizioni e dichiarazioni dal forte valore sociale. Non è stato solamente la classica esposizione, benché eccezionale, di opere. E’stata una partecipazione concretata ad atti di denuncia contro il consumismo, la negazione dei diritti e la ferma volontà di rimarcare la libertà di espressione.
Sono stata nel museo per circa 4 ore. Ho girato le varie stanze, sono tornata indietro a rivedere dei quadri, ho sorriso davanti ad alcune opere e mi sono indignata difronte al significato che volevano esprimerne altre.
Qualche volta mi sono alzata in punta dei piedi per cercare di vedere oltre il piccolo gruppetto che si forma quando ci sono le guide e spesso mi sono ritrovata ad inclinare la testa come si fa quando non ci è del tutto chiaro quello che si ha davanti e magari si cerca inconsciamente di arrivare a qualche risposta, ad un nuovo punto di vista o più semplicemente a confermare la propria perplessità.


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About Francesca Bux

COLLABORATRICE | Classe 1984, veneta ma con sangue pugliese, buddista. Esteta da sempre, amante dell'arte in ogni sua forma, della danza orientale e dell'Antica Roma. Appassionata di architettura, scultura, fotografia, fisica e motoristica. Malinconicamente nostalgica, nutre una forte passione per il teatro, il buon vino, gli scritti di Italo Calvino ed Oscar Wilde. Dichiaratamente nerd, è una mangiatrice esperta di biscotti. Attualmente vive in Australia, in attesa di decidere altre destinazioni.

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