Lebenserinnerungen

Alzheimer: il suo trattamento potrebbe derivare da due ormoni

Pubblicato il Pubblicato in Eureka, Recenti, Scienza e Salute
sano-alzheimer
Differenze tra un individuo sano ed un individuo malato di Alzheimer

Da due proteine normalmente prodotte nel nostro organismo potrebbero derivare degli approcci terapeutici finalizzati al trattamento di deficit cognitivi, dovuti a malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. Sto parlando della grelina e del Neuropeptide Y (NPY). Il primo è un ormone prodotto principalmente a livello dello stomaco ed ha la funzione di stimolare l’appetito. A  livello dell’ipotalamo, area del cervello che contiene i centri di controllo della sete e della fame, la grelina stimola il rilascio del Neuropeptide Y che ha anch’esso una funzione oressigenica.

La maggior parte degli studi scientifici riguardanti la grelina, la cui scoperta risale a meno di vent’anni fa, hanno evidenziato il suo coinvolgimento nei disturbi metabolici (come l’obesità e l’anoressia), in cui risulta coinvolto anche il Neuropeptide Y. Recentemente, però, sono state svolte delle ricerche che hanno messo in evidenza il coinvolgimento dell’ormone in un’altra area del cervello: l’ippocampo. Quest’area encefalica dal nome curioso – dovuto alla sua peculiare forma che ricorda un cavalluccio marino – fa parte del sistema limbico che è coinvolto nei comportamenti correlati alla conservazione dell’individuo, della specie e nell’elaborazione delle emozioni.

L’ippocampo è anche sede della memoria spaziale, che ci permette di orientarci e di muoverci nello spazio, ed ha l’importante funzione di permettere l’acquisizione di nuova memoria ed il consolidamento di quella già acquisita. Per questo motivo, in seguito ad un trauma cranico che inattiva temporaneamente l’ippocampo, si ha un’amnesia retrograda, cioè non si ricorda o si fa fatica a ricordare quello che è successo poco prima dell’incidente, ma non risulta inficiata la capacità di acquisire nuove informazioni in un tempo successivo. Se invece l’ippocampo viene lesionato in modo permanente, il soggetto non può più acquisire nuova memoria, mentre quella già acquisita non risulta compromessa poiché già consolidata a livello della corteccia cerebrale.

Ippocampo al microscopio confocale
Ippocampo al microscopio confocale

E’ stato recentemente dimostrato che, a livello dell’ippocampo, sia la grelina che il Neuropeptide Y stimolano il processo di neurogenesi, ovvero la formazione di nuove cellule nervose a partire da cellule progenitrici. La scoperta che, anche in età adulta, si verifica il differenziamento di nuovi neuroni è senza dubbio sensazionale. In individui malati di Alzheimer, ad esempio, risultano danneggiati sia la corteccia cerebrale che l’ippocampo, dove si verifica un’ingente perdita di cellule nervose, con conseguente perdita di tutte le funzioni che questa struttura svolge. Un danno simile si verifica anche in seguito a fenomeni ischemici, cioè in seguito al mancato afflusso di sangue in determinate aree cerebrali, ed a fenomeni epilettici dovuti, invece, all’iperattività di gruppi di neuroni. Somministrare grelina e Neuropeptide Y, quindi, potrebbe rivelarsi utile per ovviare alla perdita di cellule nervose.

Per i prossimi anni, il lavoro dei ricercatori proseguirà in questa direzione e potrebbe permettere, in un futuro non troppo lontano, il trattamento e la cura di malattie neurodegenerative per le quali attualmente non c’è alcun rimedio.

P.S. Chi volesse approfondire l’argomento, può collegarsi al sito del prestigioso Journal of Endocrinology e consultare i seguenti articoli:

– Jiyeon Lee, Eunjin Lim, et al. Ghrelin attenuates kainic acid-induced neuronal cell death in the mouse hippocampus ;

– Endan Li, Yumi Kim, et al. Ghrelin directly stimulates adult hippocampal neurogenesis: implications for learning and memory ;

– Endan Li, et al. Ghrelin-induced hippocampal neurogenesis and enhancement of cognitive function are mediated independently of GH/IGF-1 axis: lessons from the spontaneous dwarf rats ;

– Oppure al sito di PLOS ONE – journal information e consultare un articolo, frutto del lavoro di un team di ricerca italiano: Valentina Corvino, Elisa Marchese, et al. The Neurogenic Effects of Exogenous Neuropeptide Y: Early Molecular Events and Long-Lasting Effects in the Hippocampus of Trimethyltin-Treated Rats .

 

epilessia lobo temporale
Epilessia del lobo temporale

 

——————–

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

n.3 -> clicca qui

About Deborah Crifò

COLLABORATRICE | Nata nel Dicembre del 1991, da ragazzina sognava di diventare un'archeologa. Per questo, fu ben lieta di iscriversi al Liceo Classico "Gorgia" di Lentini (SR) per studiare latino e greco. Ma questa scelta, della quale non si è mai pentita, l'ha portata in realtà ad appassionarsi alle scienze, in particolar modo alla Fisica ed alla Biologia. Oggi è laureata in Scienze Biologiche e frequenta il corso di laurea specialistica in Biologia Cellulare e Molecolare presso l'Università degli Studi di Catania.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *