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Allarme terrorismo: storie di ordinaria isteria

Pubblicato il Pubblicato in Agenda, Costume e Società, Recenti

Il 3 Giugno 2017 verrà probabilmente ricordato per la sua triste assurdità:

  • Ore 22:15, Piazza San Carlo, Torino – oltre millecinquecento feriti dovuti ad un falso allarme
  • Ore 23:08, London Bridge, Londra – sette morti e quarantotto feriti a seguito di un attentato

tube-station-tower-hill-london-terror-attack-messageLe analisi comparate dei due eventi non si sono sprecate: a quanto pare noi italiani nella falsa emergenza saremmo meno ordinati, meno razionali e meno solidali della nostra controparte inglese. Si tratta di un giudizio forte, forse un po’ presuntuoso, probabilmente ingiusto nei confronti di chi quel terrore a Torino l’ha vissuto. Ma di fronte a questo paragone una domanda mi sorge spontanea: perché? Perché in Italia, dove esiste un senso di comunità e solidarietà che sento mancare qui a Londra, di fronte alla paura emerge l’egoismo, mentre nel Regno Unito abbondano i casi di eroismo e le offerte d’aiuto?

Da quando sono arrivata a Londra lo scorso Settembre, non è certo la prima volta che chi vive nel Regno Unito mi stupisce per la calma e la forza dimostrata nel reagire di fronte ad un attentato. Era il 23 Marzo 2017, giorno dopo l’attacco a Westminster. L’aria era un po’ tesa, ma la vita scorreva normale. Di prima mattina arriva una notizia dall’applicazione della BBC: «Inspiring quotes on the London Underground after Westminster attack / trad: Citazioni ispiratori nella metropolitana di Londra a seguito dell’attacco di Westminster».

A quanto pare il primo cartello con la frase «All terrorist are politely reminded that THIS IS LONDON and whatever you do to us we will drink tea and jolly well carry on. Thank you / trad: Tutti i terroristi sono pregati di ricordare che QUESTA È LONDRA e qualsiasi cosa ci facciano noi berremo il tè e andremo avanti. Grazie») era un falso generato su internet che, però, ha fatto partire un effetto domino: le condivisioni sono diventate virali e frasi di speranza hanno iniziato ad apparire per davvero nelle stazioni metro. Piccoli segni di forza come questo hanno rialzato l’umore di una Nazione ferita, alleggerito le tensioni e contribuito a risanare la fiducia reciproca.

Rimasi particolarmente sorpresa dal contrasto con le discussioni che, invece, come al solito, sono seguite nella stampa e nei media del Bel Paese. Il solito servizio televisivo è stato fatto passare al telegiornale, in cui si raccontano le storie strazianti dei morti dell’attacco, mentre si ricordano e si ricontano i morti di tutti gli attentati avvenuti da quello dell’11 Settembre 2001. Come se questi morti dovessero essere ben impressi nella nostra mente, a ricordarci che non siamo al sicuro da nessuna parte, se non – forse – nelle nostre case. Il solito commento strumentale è stato fatto da politici come Matteo Salvini e Giorgia Meloni, sulla necessità di regolare l’immigrazione clandestina. Come se la chiusura dei confini fosse la soluzione a tutti i problemi.

Per capire come i due fenomeni siano connessi ci corre in aiuto la teoria della securizzazione della Scuola di Copenaghen. Semplificandone moltissimo l’essenza, la teoria vuole che non esistano minacce che non siano costruite socialmente. I pericoli esistono nella vita quotidiana, ma il senso di minaccia e di insicurezza è il prodotto di un discorso che crea la percezione di essere in pericolo. Durante la Guerra Fredda gli studi di sicurezza ruotavano tutti intorno alla minaccia militare, soprattutto nucleare, rappresentata all’Unione Sovietica. Nel mondo multipolare, le minacce si sono ad un tratto moltiplicate: ciò che respiriamo, che mangiamo, che indossiamo… tutto rappresenta un pericolo alla nostra salute. Il focus sulla sicurezza militare ha lasciato spazio alla sicurezza energetica, alla sicurezza alimentare, alla sicurezza sul lavoro e così via. Non che prima questi pericoli non esistessero, ma oggi ne siamo più consapevoli perché sono oggetto di un discorso continuo che ne fa una minaccia.

Tra tutti questi pericoli, quello terroristico è sicuramente quello più ricorrente nel discorso pubblico odierno. Il terrorismo è sicuramente una minaccia grave che non va sottovalutata e va discussa nello spazio pubblico dell’informazione e del dibattito politico, ma viene ripresa con tanta insistenza dalle parti politiche soprattutto perché può essere facilmente strumentalizzata. Infatti, raramente ci troviamo a discutere di questo fenomeno a tuttotondo, nella sua complessità. Viene spesso solo trattato come un fenomeno securitario, quando è anche il prodotto dell’insicurezza sociale e del disorientamento culturale della nostra generazione.

Alla luce di tutto questo, non posso stupirmi né mi sento di biasimare la paura isterica di Torino. Una paura fomentata da un sistema di informazione ed una classe politica che contribuiscono a metterci uno contro l’altro, creando un senso di minaccia continua e distruggendo la solidarietà in un momento di paura.

Un’informazione e una politica che continuano a bombardarci del ricordo delle stragi per ricordarci che viviamo in pericolo senza dirci come affrontare una situazione di emergenza.

 

Matteo Salvini (1973) è un politico italiano. Dal Dicembre 2013 è Segretario Federale della Lega Nord
Matteo Salvini (1973) è un politico italiano. Dal Dicembre 2013 è Segretario Federale della Lega Nord

 


 

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About Giada Negri

REDATTRICE | Classe 1994, lombarda, studia Msc. Eurasian political economics and energy presso il King's College di Londra. E' un'irrimediabile ottimista e una convinta europeista. Appassionata di geopolitica, ama conoscere nuove culture attraverso le storie della gente.

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