La puntata di Porta a Porta, andata in onda il 6 aprile

Da Alberto Manzi ai funerali del servizio pubblico Rai

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La puntata del programma televisivo “Porta a Porta”, andata in onda lo scorso 6 Aprile 2016

Per tutti quelli della mia generazione il servizio pubblico condotto dalla Rai è un miraggio, una sorta di leggenda metropolitana. Le numerose reti che oggi affollano la programmazione della TV pubblica offrono un prodotto sempre più banale e privo di una qualsivoglia funzione sociale. Probabilmente abbiamo toccato il livello più desolante del prodotto Rai durante la puntata di Porta a Porta, andata in onda il 6 Aprile, in cui il conduttore Bruno Vespa intervistò il figlio del boss mafioso Totò Riina, concedendogli uno spazio televisivo immeritato e la possibilità di entrare nelle case di moltissimi italiani.

Eppure un tempo la Rai veramente svolgeva un servizio pubblico molto valido, offrendo un importante contributo sociale. Insomma, era quasi un piacere pagare l’odiato canone.

Alberto Manzi (1924-1997) è stato un docente italiano nonché ideatore e conduttore della trasmissione "Non è mai troppo tardi"
Alberto Manzi (1924-1997) è stato un docente italiano nonché ideatore e conduttore della trasmissione “Non è mai troppo tardi”

Basterà citare il nome di Alberto Manzi e del suo programma Non è mai troppo tardi per far tornare il sorriso a molti telespettatori. Quello fu uno dei programmi più riusciti a livello culturale, tant’è che fu imitato in altri settantadue Stati! Questo programma andò in onda tra il 1960 e il 1968, anno in cui fu sospeso proprio per l’aumento di frequenza alla scuola dell’obbligo. In quel decennio l’Italia era ancora afflitta dalla piaga dell’analfabetismo: apprendiamo dal libro La lingua italiana di Claudio Marazzini, docente universitario e attuale Presidente dell’Accademia della Crusca, che l’8,3% degli italiani nel 1961 erano analfabeti. In questo contesto, Alberto Manzi offrì un prodotto dal valore inestimabile riguardo l’alfabetizzazione del popolo italiano. Infatti la trasmissione era una vera e propria lezione di italiano elementare, che consentiva di apprendere le regole basilari della nostra lingua per poter imparare a leggere e scrivere. Si stima che circa un milione e mezzo di persone conseguirono la licenza elementare grazie proprio all’aiuto della trasmissione televisiva (Aldo Grasso ritiene che la cifra vada ridimensionata a 35 mila persone).

Il programma televisivo Drive In, ideato da Antonio Ricci, andò in onda su Italia 1 dal 1983 al 1988
Il programma televisivo “Drive In”, ideato da Antonio Ricci, è andato in onda su Italia 1 dal 1983 al 1988

Lentamente la Rai ha dovuto fare i conti con la concorrenza delle TV private che catalizzarono l’interesse di molti telespettatori. Così la funzione sociale della televisione diminuì a vantaggio della lotta per l’audience. Inoltre, come ben sappiamo, il servizio pubblico si finanza proprio sul canone. In realtà la Rai è la TV pubblica europea che più di tutte sopravvive grazie alla pubblicità. I dati sull’incidenza del canone fra le fonti di finanziamento tra i vari Stati è illuminante: i servizi pubblici tedeschi raggiungono l’86%; la BBC raggiunge il 77%; il servizio pubblico francese raggiunge l’82%; la Rai solamente il 67%.

Il nostro servizio pubblico non gode più della simpatia degli italiani, che sempre meno si rispecchiano nell’offerta che la Rai è in grado di offrire. <<Perché mai dovrei aiutare la Rai con il pagamento del canone se questa non offre programmi al passo coi tempi?>>, senza contare l’aiuto economico che trae dall’uso smodato della pubblicità. Purtroppo il servizio pubblico della Rai, con le finalità sociali, culturali e politiche, è finito. È solo un sopravvivere al tempo che scorre sempre più rapidamente, senza contare che può essere pure una buona piattaforma che certe persone sfruttano per gonfiare i propri conti corrente.

Ci sono ancora oggi programmi molto longevi che combattono contro l’attuale marciume televisivo, offrendo un prodotto di altissimo livello culturale, come Super Quark. È chiaro però che la Rai sia lontana anni luce dalle innovazioni, dall’aderire a nuovi format vincenti, che riescono a coadiuvare modernità e cultura, proprio come accadde nel 1960 con Alberto Manzi.

Probabilmente il futuro servizio pubblico non avrà più sede nei palinsesti televisivi e c’è da sperare che migliori nettamente quello attuale, poiché la cultura e l’emancipazione personale passano anche attraverso i mass media.

 

 


 

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About Marco Pucciarelli

REDATTORE | Classe 1991, piemontese. Si è laureato in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Vercelli. Ha la passione per la storia, specie per quella romana.

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