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Ahmadreza Djalali: il medico e ricercatore condannato a morte

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AHMADREZA-DJALALI
Ahmadreza Djalali (quarantacinque anni) è un medico iraniano, condannato a morte nel suo Paese

Ormai da qualche giorno sta circolando sul web la terribile notizia riguardo l’arresto e la condanna a morte del medico e ricercatore iraniano Ahmadreza Djalali nel suo Paese natale. L’accusa che le autorità gli hanno mosso sono quelle di aver collaborato con Stati considerati nemici dall’Iran, ovvero Arabia Saudita e Israele. Djalali è un medico di quarantacinque anni che, dopo aver condotto un dottorato di ricerca al Karolinska Institutet di Stoccolma, ha lavorato a Novara per quattro anni presso il Crimedim (Centro di Ricerca Interdipartimentale in Medicina di Emergenza e dei Disastri ed Informatica applicata alla didattica e pratica Medica) dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale. In seguito ha continuato a svolgere la sua attività accademica in Europa, come con la Vrije Universiteit di Bruxelles.

Molte altre volte Djalali era tornato in Iran, tuttavia quello dell’Aprile 2016 è stato il suo ultimo viaggio nel suo Stato, dopo essere stato invitato dall’Università di Teheran per tenere dei seminari accademici. Da quel momento Djalali è scomparso e solo in un secondo momento si è appresa la notizia del suo arresto presso la prigione di Evin (a Nord di Teheran) con una condanna a morte sul capo, quanto mai fantasiosa. Il medico iraniano ha solamente potuto informare la moglie di essere stato obbligato a firmare una confessione sotto pressione. La confessione era, ovviamente, dal contenuto ignoto e questa lo ha drammaticamente legato all’accusa di spionaggio e cooperazione con Stati nemici. Immediatamente la Regione Piemonte ha voluto sostenere l’innocenza del suo ricercatore, affermando che: «Le autorità iraniane lo accusano di essere una spia. La sua unica colpa accertata è quella di aver collaborato all’estero con ricercatori italiani, israeliani, svedesi, americani e del Medio Oriente, per migliorare le capacità operative degli ospedali di quei Paesi che soffrono la povertà e sono flagellati da guerre e disastri naturali, assicurano i medici che hanno lavorato con lui e che adesso hanno lanciato un appello per ottenere la sua liberazione, a cominciare da Roberta Petrino, Presidente dell’Eusem, la European society for emergency medicine, nonché Presidente Regionale del Simeu». Caroline Pauwels, Rettore dell’Università di Bruxelles, ha giustamente evidenziato che: «uno scienziato esegue un’importante azione umanitaria e viene condannato senza processo pubblico e gli viene inflitta una condanna alla pena capitale. Si tratta di una violazione oltraggiosa dei diritti umani universali, contro la quale dobbiamo reagire con decisione».

Hassan Rouhani (1948) è l'odierno presidente dell'Iran
Hassan Rouhani (1948) è un politico iraniano. Dal 3 Agosto 2013 è Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran

Ora siamo a conoscenza che Djalali è stato in isolamento totale fino a Luglio, mentre è stato in isolamento parziale almeno fino a Novembre. Inoltre gli è stato negato il diritto di essere difeso da un avvocato. Il medico ha tentato uno sciopero della fame, dimostratosi inutile, poiché nei primissimi giorni di Febbraio è stata resa nota la sentenza di Abolghasem Salavati, giudice del Tribunale della Rivoluzione, confermando che Ahmadreza Djalali sarà impiccato. Il ricercatore, dunque, corre il serio pericolo di essere ucciso ingiustamente e di lasciare per sempre la moglie e i suoi due figli. Antonio Saitta, Assessore alla Sanità del Piemonte, ha affermato: «Non possiamo rimanere insensibili di fronte alla vicenda del Dottor Djalali, un professionista che per anni ha lavorato per la sanità piemontese, stimato e apprezzato da tutti i colleghi. Come Regione Piemonte chiediamo quindi l’immediata revoca della sua condanna e la sua scarcerazione e sollecitiamo il Governo e l’Unione Europea a intervenire presso le autorità iraniane».

Dopo che l’Iran ha proferito la sentenza di morte verso il ricercatore, la notizia ha cominciato a diffondersi attraverso i social, generando l’ovvia indignazione. Ora bisogna sperare che l’attività diplomatica degli Stati, nei confronti dell’Iran, diventi molto più efficace. È stata lanciata una petizione – attraverso Change.org – per chiedere al Governo iraniano e al suo Presidente, Hassan Rouhani, la grazia nei confronti del ricercatore. Ad oggi sono state raccolte più di centonovanta mila firme.

Inoltre, pochi giorni fa si è conclusa l’inaugurazione dell’anno accademico presso l’UNIUPO, dove il Rettore Cesare Emanuel ha aperto la cerimonia ricordando Djalali ed auspicandone il suo ritorno: «Stiamo facendo tutto il possibile per evitare questa colossale ingiustizia che toglierebbe alla sua famiglia un tenero marito e padre e che costituirebbe per il mondo intero un nuovo, gravissimo attentato contro la libertà della ricerca e della disseminazione della conoscenza senza barriere, che sono i principi imprescindibili per chi svolge la nostra professione. Facciamo appello a tutti coloro che ci possono ascoltare e aiutare a usare tutti i mezzi a disposizione per salvare la vita ad Ahmadreza Djalali. Coraggio, Ahmadreza, vogliamo rivederti a Novara il prossimo Maggio, quando inaugureremo la nuova edizione del Master!».

Clicca qui per firmare la petizione di Change.org!

 

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About Marco Pucciarelli

REDATTORE | Classe 1991, piemontese. Studente di Lettere Moderne presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Vercelli. Ha la passione per la storia, specie per quella romana.

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