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Ad esempio a me piace Rino Gaetano

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Salvatore Antonio Gaetano, in arte Rino Gaetano, (1950-1981) è stato uno fra i più celebri cantautori italiani
Salvatore Antonio Gaetano, in arte Rino Gaetano, (1950-1981) è stato uno fra i più celebri cantautori italiani

Il 29 Ottobre del 1950 nasceva Rino Gaetano, considerati fra i più importanti e influenti cantautori della musica italiana. Potrebbe sembrare facile scrivere un articolo su questo mostro sacro, ma non è così. La vita dell’artista, come le sue opere, è avvolta da un mistero quasi indecifrabile.

La famiglia del cantante di Crotone era in profonda crisi economica, così il padre decise di trovargli un impiego in banca. Questo lavoro certamente non corrispondeva alle ambizioni future di Rino, che chiese al padre un ultimo anno per sfondare nel mondo della musica. La prima fatica di Gaetano fu il 45 giri I love you Maryanna/Jaqueline, pubblicato nel 1973. Due canzoni dal ritmo spensierato e allegro, mai noioso, a cui venivano unite parole leggere ma mai banali. Chi era questa Maryanna, per esempio? Secondo molti poteva essere la nonna di Rino, secondo altri era un’allusione alla marijuana, secondo altri poteva essere un omaggio a Lady Maryanna (simbolo della Rivoluzione Francese). Già da questo primissimo lavoro dell’artista si intravedeva l’utilizzo del no-sense, che lo avrebbe consacrato qualche anno più tardi, rendendo i suoi brani di difficile interpretazione. Purtroppo il suo primo 45 giri non fu certo un successo, tuttavia compose un altro 45 giri intitolato Jaqueline/La ballata di Renzo (quest’ultima canzone la citeremo ancora per una sua particolarità) che non fu mai pubblicato.

Il primo anno realmente positivo per Rino Gaetano fu il 1974, anno in cui scrisse i testi del suo primo album intitolato Ingresso libero. Personalmente lo considero il migliore mai fatto dall’artista di Crotone e vorrei ricordare alcune canzoni che solo in pochi conoscono: Tu, forse non essenzialmente tuAd esempio a me piace il Sud, A Khatmandu, E la vecchia salta con l’astaL’operaio della Fiat. Questo album segna un maggior impegno sociale del cantante che tocca vari temi come l’emarginazione e l’alienazione industriale del tempo.

 

 

L’anno successivo ci fu la consacrazione dell’artista con il 45 giri Ma il cielo è sempre più blu, canzone dal ritmo orecchiabile con un ritmo allegro, sebbene tratti argomenti di delicata importanza sociale. Lo stesso Rino Gaetano disse: <<Ci sono immagini tristi o inutili, ma mai liete, in quanto ho voluto sottolineare che al giorno d’oggi di cose allegre ce ne sono poche ed è per questo che io prendo in considerazione chi muore al lavoro, chi vuole l’aumento. Anche il verso “chi gioca a Sanremo” è triste e negativo, perché chi gioca a Sanremo non pensa a chi “vive in baracca”>>. Tuttavia fu la canzone stessa ad ottenere successo, mentre ancora poche persone erano a conoscenza del suo autore. Rino infatti non era ancora considerato un artista di culto, di quelli che riempiono i palazzetti con un semplice rutto! Il cantante affermò: <<Questa è una canzone che molta gente canticchia o fischietta pur non conoscendone l’autore>>.

Nel 1976 fu la volta del secondo album intitolato Mio fratello è figlio unico. Questo album, considerato molto più maturo dalla critica, trattava principalmente della solitudine e dell’emarginazione, argomenti con cui il cantautore voleva avvicinarsi al grande pubblico. Tutto l’album è un tripudio di dolcezza, di affetto verso chi è <<deriso, malpagato, frustrato, picchiato e sottomesso>>, cantato con quella voce rude e aggressiva che da sempre lo ha contraddistinto. Enzo Caffarelli, penna sopraffina della rivista musicale Ciao 2001, disse di Rino Gaetano in seguito all’uscita di questo album: <<Rino è una figura atipica: la difficoltà di trovare modelli cui avvicinarlo, correnti in cui inserirlo, è il miglior complimento che gli si possa fare. Le musiche, fatte di pochi accordi, sono costruite intelligentemente e tutto sommato gradevoli. La voce è aggressiva, grintosa, volutamente grezza: le parole divertenti, con poche allegorie, immagini veloci, fotografiche>>.

 

 

Il 1978 fu certamente l’anno della svolta. Vittorio Salvetto, ideatore del Festivalbar, persuase Rino a tal punto da convincerlo a partecipare al Festival di San Remo. In molti provarono a far desistere il cantautore, che però oramai si era deciso. Come accade anche oggi, ma forse la cosa era più sentita anni fa, la partecipazione al Festival della musica italiana era una sorta di tradimento verso un pubblico anticonformista. Rino Gaetano inizialmente voleva portare la celebre Nuntereggae più, tuttavia non gli fu permesso poiché il testo conteneva una lunga serie di nomi con tanto di una forte denuncia sui fatti d’ogni genere di quegli anni. Gli fu consigliato di portare la canzone Gianna, detestata dallo stesso Rino poiché considerata troppo commerciale e troppo simile a Berta filava (che era di tutt’altro spessore argomentativo e musicale, poiché probabilmente trattava del compromesso storico). Rino però dovette adattarsi e portò sul palco dell’Ariston la detestata Gianna. Il cantautore però non fece certo la figura del conformista: si presentò con un bel cilindro nero, un frak, una maglietta a righe bianche e rosse e fra le mani un ukulele. Certamente la voglia di scherzare, di essere dissacrante non scomparì in seguito ad un così importante evento, per questo a Rino gli si può tranquillamente perdonare di essere salito sul palco più ostico per un cantante anti conformista come lui.

 

 

Fino a qui la storia potrebbe sembrare allegra e spensierata, con tutti quei motivetti allegri e con i giochi di parole. Ma la vita di Rino Gaetano si sarebbe interrotta di lì a poco nel peggiore dei modi. Fra il 1979 e il 1981 la carriera di Rino subì una brusca frenata, forse anche immotivata, visto la qualità dei pezzi che continuò a scrivere. In molti iniziarono col dire che l’artista aveva il blocco dello scrittore, che molte opere erano ormai povere di contenuti. Il cantautore aveva un parere sulle critiche che la stampa gli iniziò a gettare contro: <<C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo! Non ci riusciranno! Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni! Che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno che cosa voglio dire questa sera! Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale! E si chiederanno cosa succedeva sulla spiaggia di Capocotta>>.

La notizia della morte di Rino Gaetano sui giornali
La notizia della morte di Rino Gaetano sui giornali – 1981

Il punto più alto della rabbia che Rino stava provando, giunse al Discoestate di Rieti, dove non era d’accordo sul cantare in playback. Rino Gaetano lasciò che la canzone uscisse dalle casse, mentre lui si fumò una sigaretta senza mai muovere bocca. Il 2 Giugno del 1981 Il cantate fu vittima di un incidente stradale: probabilmente in seguito ad un collasso, Rino perse il controllo della sua vettura che impattò contro un camion che giungeva nel senso opposto. Solo sei mesi prima Rino fu vittima di un incidente stradale molto controverso, poiché un fuoristrada lo dirottò quasi di proposito contro un guard rail. E a questo punto entra in gioco la celeberrima canzone Quando Renzo morì, che sembra quasi presagire la morte stessa del cantante. Il soggetto della canzone muore per un caso di malasanità: Renzo, dopo essere stato investito, è soccorso prontamente. Tuttavia gli ospedali romani non lo accolgono per una serie di motivi (non c’erano posti liberi, il chirurgo era in sciopero, etc.). Renzo infatti morirà nell’ambulanza che cercava in vano un ospedale che lo potesse aiutare. La stessa sorte è toccata a Rino! Dopo l’incidente fu portato d’urgenza al Policlinico Umberto I. Qui però mancavano i macchinari per trattare la sua frattura cranica, così il medico di turno tentò di contattare gli altri ospedali della capitale. Chiamò il San Giovanni, il San Camillo, il CTO, il Policlinico Gemelli e il San Filippo Neri. Tutti diedero la medesima risposta: <<non c’è posto per curare il paziente>>. Rino Gaetano morì dopo due ore di agonia.

Dopo la morte il cantante raggiunse il successo che avrebbe meritato in vita, facendolo diventare un mito per tutte le generazioni. Un vero mostro sacro della musica italiana che, con quella voce grezza e sporca, sapeva denunciare i tanti mali della sua società senza mai essere banale.

 

 


 

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About Mr. Tambourine Man

Chi è Mr. Tambourine Man? Nessuno lo sa con certezza. Intorno a lui aleggia un'aura di mistero: per alcuni è un ex chitarrista dei Nirvana reso nostalgico dall'età, per altri un giovane rapper dal sound elettronico, per altri ancora una cantante di opera lirica con la passione per la pop dance. O forse lo stesso lettore. Mr. Tambourine Man vi guiderà in un viaggio mistico attraverso la musica.

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