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Ad Atene “tutto è in vendita”

Pubblicato il Pubblicato in Politica ed Economia, Quorum, Recenti
Alexis Tsipras, Primo Ministro del Governo ellenico

Qualcuno l’ha chiamato traditore, qualcun altro guerriero e patriota: come sempre sarà la storia a giudicare. Ma nel frattempo, quel che è certo è che Alexis Tsipras ci ha provato fino alla fine a salvare il suo popolo lottando praticamente da solo contro i leoni dell’austerità e ricevendo, ad onor del vero, una sonora sconfitta.

L’accordo che viene fuori dall’Eurogruppo più concitato della storia è, infatti, peggiore di quello che solo qualche giorno prima era stato rigettato dal popolo greco con un referendum. Sul documento in questione sono già stati versati fiumi di inchiostro (reale o digitale) ma il punto dove risulta esserci meno chiarezza è sicuramente il cosiddetto Fondo delle privatizzazioni da 50 miliardi di euro. In questo fondo, infatti, verranno inseriti alcuni beni pubblici greci che dovranno essere necessariamente privatizzati per ottenere liquidità: in particolare, su 50 miliardi, 25 serviranno a ricapitalizzare le banche greche ormai al collasso per la fuga di capitali causata dalla vittoria elettorale di ΣΥΡΙΖΑ e dalle sue politiche giudicate “troppo di sinistra” da chi ha da difendere i propri beni materiali. Un quarto sarà riservato all’abbattimento dell’imponente debito pubblico ellenico e solo l’ultimo quarto sarà destinato ad investimenti interni per la crescita.

Parafrasando la famosa frase di Giugurta che, riferendosi alla corruzione dell’Impero Romano, disse che: <<A Roma tutto è in vendita>>, sembra che anche ad Atene <<tutto sia in vendita>>. Ma stavolta la corruzione non c’entra.

Il Fondo avrà sede in Grecia e non in Lussemburgo come era invece stato proposto dalla Germania, con Angela Merkel e Wolfgang Schäuble ovviamente in testa. Questa è, forse, l’unica piccola vittoria del giovane Premier greco; sarà la Grecia a gestire la vendita della sua “argenteria”. Sarà una Commissione di super esperti ad individuare quali beni rientreranno nel Fondo delle privatizzazioni ma le prime indiscrezioni parlano già di grosse aziende di servizi di pubblica utilità, compagnia telefonica, Porto del Pireo ed Aeroporto di Atene oltre a complessi turistici; come dire, con una battuta che poi tanto battuta non è: <<Cari Greci, voi non ci potete restituire i soldi? Bene, noi ci prendiamo il Porto e il Partenone>>.

Quello di cui forse non ci si rende conto è la grandissima portata storica di questa decisione di Bruxelles perché crea, per la prima volta da quando esiste l’Unione Europea, un pericolosissimo precedente: la possibilità di “mettere in vendita” interi pezzi di storia, di cultura e d’identità di un popolo. E i Paesi Mediterranei, Italia in testa, sono avvisati. Vince dunque il metodo troika, cacciata malamente da Tsipras all’indomani della sua grande vittoria elettorale e che ora, invece, rientra fiera ad Atene per ricominciare a portare per le strade il verbo dell’austerità.

1349082633thmb2Ma cosa ci lascia questa ennesima esperienza greca? Oltre all’amaro in bocca per l’ennesima grande occasione sprecata di sedersi nuovamente ad un tavolo e ripensare i trattati e ricordare i motivi per cui era nata questa Europa, Bruxelles (o Berlino, a voi la scelta) mandano un messaggio forte alla Provincia ribelle dell’Impero: nessuno può provare a pensare una politica diversa rispetto a quella dell’austerità del modello tedesco oppure verrà punito e, come nel caso greco, anche pesantemente umiliato.

Certo, fa un po’ impressione rivedere la firma della Grecia sul documento che a Londra annullò il debito pubblico tedesco della Prima Guerra Mondiale e scontò quello del Secondo Conflitto. Al fato, com’è noto, non manca certo il senso dell’umorismo e oggi assistiamo ancora una volta ad un ricorso storico, con un epilogo diametralmente opposto. La Germania fa i suoi interessi: ma a che prezzo? Lo scotto che da oggi potrebbe cominciare a pagare è il crollo della sua leadership, non finanziaria ovviamente, ma morale. Il rischio – sempre più concreto – è l’esplosione decisa di un sentimento anti-tedesco che è già presente soprattutto nei Paesi del Mediterraneo e che potrebbe crescere esponenzialmente. Oggi la Germania vince ed impone il suo modello economico definitivamente su tutto il Vecchio Continente, ma dimostra un non trascurabile elemento: si può essere leader politico per le qualità che gli altri ti riconoscono, o perché si è semplicemente i più forti finanziariamente. Oggi, nel mondo globalizzato dove le “reazioni dei mercati” ci tolgono il sonno, vince la seconda possibilità.

Come prima accennato, la storia è ciclica e si diverte costantemente a dimostrarlo: il Fondo delle privatizzazioni infatti non è un istituto inedito; al momento dell’unificazione delle due Germanie fu utilizzato lo stesso sistema per privatizzare le tantissime aziende della Germania-Est che, come da tradizione socialista, erano statali. L’esperienza di tali privatizzazioni non fu affatto positiva: le aziende furono svendute al mondo occidentale, smembrate e atomizzate con la conseguente perdita di numerosi posti di lavoro. Non sappiamo se le conseguenze della privatizzazione dei beni greci darà lo stesso effetto: ma il rischio è forte.

E’ una guerra ideologica quella che si sta combattendo a Bruxelles ed a spiegarcela ci pensa ancora una volta il destino con la sua tagliente ironia: oggetto della discordia è il debito che in tedesco è “schuld”, termine che sta ad indicare anche la “colpa”.

 

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About Fabiano Catania

COLLABORATORE | Classe 1990, siciliano di nascita ma pisano di adozione. Station Manager di RadioEco, radio dell'Ateneo di Pisa, da sempre ha una grande passione per la scrittura e l’informazione libera. Si interessa di musica indipendente ed è un appassionato del cinema d’autore.

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