Foto Vincenzo Livieri - LaPresse 
02-06-2015 - Roma - Italia 
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Festa della Repubblica. Nella foto le Frecce Tricolori
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Republic Day. In the pic the Frecce Tricolori

Il 70° anniversario della Repubblica Italiana

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La scheda su cui votarono gli italiani il 2 Giugno del 1946
2 Giugno del 1946: la scheda su cui votarono i cittadini italiani

Scrivo quest’articolo da italiana all’estero. Non sono scappata o fuggita dalla mia Nazione, per rabbia, riscatto e per trovare quello che non avevo. Sebbene l’Italia non stia passando sicuramente una buona situazione, il suo Popolo ha sempre saputo come riprendersi, rialzarsi e ricominciare.

Come ha fatto quel 2 Giugno 1946, quando fu indetto un referendum istituzionale per decidere la forma statale di una terra torturata in troppi modi e da troppo tempo. Continui venti di ostacolo e separazione, sia interni che esteri, hanno accompagnato il voto. Gli alleati erano divisi con una Gran Bretagna favorevole alla monarchia per poter contenere i comunisti, mentre l’America era decisamente più propensa a lasciar decidere il popolo. Per quanto riguarda il pensiero interno, un grande ruolo è stato giocato proprio dal diverso passato nazionale e quindi il Nord arrivava a stabilire che la Repubblica fosse l’unica soluzione possibile, mentre il Sud vide nell’idea di sganciarsi dalla Monarchia una forte forma di minaccia. Furono chiamati ad esprimersi tutti i cittadini, tranne quelli dell’Alto Adige e della Venezia Giulia, in quanto non ancora tornati totalmente sotto la sovranità italiana.

Con 28 milioni di aventi diritto al voto, il risultato è netto ma non schiacciante: 54,3% a favore della Repubblica contro il 47,7% per la Monarchia. L’Italia giungeva ad un punto di svolta che aveva anche il sapore di un traguardo storico. Era il 10 Giugno quando la Corte di Cassazione espose i risultati della votazione e per l’Italia, appena uscita sconfitta dalla guerra, fu il momento di ricominciare. L’intero Paese fu invaso da un’ondata di unità, da un senso di appartenenza e da un nuovo patriottismo, dovuto anche al fatto che il diritto di voto era stato esteso alle donne. Questo diritto è stato riconosciuto con un decreto del Governo Bonomi il 31 Gennaio 1945, quando ancora il Paese era diviso ed il Nord era sotto l’occupazione tedesca. Non era esattamente la prima volta, perché vi era stata occasione anche in qualche elezione amministrativa nella precedente Primavera, ma in questo caso aveva proprio il gusto di libertà e parità. Si recarono alle urne fiere, orgogliose e finalmente aventi diritto ad un ruolo partecipe e riconosciuto nella società, che sarebbe dovuto esser loro già da molto tempo.

Disse Anna Garofalo: <<Lunghissima attesa davanti ai seggi. Sembra di esser tornati alle code dell’acqua, dei generi razionati. Abbiamo tutte nel petto un vuoto da giorni d’esame, ripassiamo mentalmente la lezione: quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto a quel nome. Stringiamo le schede come biglietti d’amore>>Era da tantissimo tempo che aspettavano questo momento, da troppo a dir la verità.

Il 2 Giugno 1946 anche le donne poterono votare per la prima volta in Italia
Il 2 Giugno 1946 anche le donne poterono votare per la prima volta in Italia

Nonostante le numerose figure femminili come Cristina Trivulzio di Belgiojoso e Rosalia Montmasson, che ebbero una parte attiva e concreta nel Risorgimento, nonostante la petizione delle donne lombarde del 1861, in cui si dichiarava che <<per rendersi libera>> l’Italia doveva puntare sulla <<affermazione, la più larga possibile, dell’emancipazione della donna>>, sebbene Mussolini nel 1923 si fosse anche impegnato <<a concedere il voto a parecchie categorie di donne, iniziando dal campo amministrativo>>, ponendo poi misure restrittive assurde e non realizzando mai quanto detto per via dell’abolizione delle elezioni, prima del 1946 le donne come Grazie Deledda potevano ricevere il Premio Nobel, ma non potevano votare.

La testata giornalistica Il Corriere della Sera – tra i suoi articoli riguardanti il voto – ne pubblicò uno espressamente per le donne. Il titolo era chiaro e serviva come una sorta di “guida estetica” che le donne avrebbero dovuto seguire per recarsi ai seggi senza problemi. Con il titolo “Senza rossetto nella cabina elettorale”, si invitavano a presentarsi senza rossetto sulle labbra. La motivazione era semplice e non lasciava spazio a fraintendimenti: <<Siccome la scheda deve essere incollata e non deve aver nessun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto ed in questo caso renderebbero nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio>>.

In un clima di frenesia, misto ad eccitazione, gli italiani si recano alle urne con un senso di orgoglio che finalmente si era risvegliato a livello nazionale. La votazione era semplice: si trattava “solo” di segnare con una crocetta il quadratino posto in fianco al distintivo: la donna turrita sullo sfondo dell’Italia per la Repubblica, lo stemma sabaudo, e sempre lo stesso sfondo, per la Monarchia. Il voto di lista per la Costituente, invece, veniva dato segnando una crocetta nel quadratino accanto al distintivo della lista. Una procedura semplice, urne aperte per due giorni e, a Roma, bar e caffè chiusi fino al Martedì successivo alla votazione e divieto di vendere alcolici e superalcolici. Gli italiani furono chiamati a decidere la loro futura entità politica, sociale e, in un certo senso, anche quella individuale. Scegliere la Repubblica equivaleva optare per una forte presa di posizione, una via verso un futuro nuovo e che, forse, avrebbe anche potuto spaventare un pochino.

È questa una delle caratteristiche che amo di più del mio Paese: alla fine, non si dà mai per vinto. Non vedrò l’ora di vedere, seppur con qualche ora di differita, la parata militare lungo i Fori Imperiali. Per un giorno, uno dei più importanti per la nostra Nazione, sarebbe davvero bello se tutti quanti ringraziassimo coloro che hanno contribuito alla nascita di uno Stato e dato la possibilità di credere in qualcosa di davvero molto bello.

Bisognerebbe anche fermarsi qualche istante a guardare quanto l’Italia ha dato e potrebbe dare ancora. Bisognerebbe portare più rispetto per il nostro passato e, soprattutto, per il nostro futuro.

 

 


 

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About Francesca Bux

CORRISPONDENTE | Classe 1984, veneta ma con sangue pugliese, buddista. Esteta da sempre, amante dell'arte in ogni sua forma, della danza orientale e dell'Antica Roma. Appassionata di architettura, scultura, fotografia, fisica e motoristica. Malinconicamente nostalgica, nutre una forte passione per il teatro, il buon vino, gli scritti di Italo Calvino ed Oscar Wilde. Dichiaratamente nerd, è una mangiatrice esperta di biscotti. Attualmente vive in Australia, in attesa di decidere altre destinazioni.

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