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28 Ottobre: Giornata della dignità greca

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le-direttrici-dellattacco-italiano-1Tra le varie differenze che ho notato tra il mio vivere a Vienna e ad Atene, vi è certamente l’approccio della gente al mio essere italiana. Mentre a Vienna mi ritrovavo per lo più di fronte a vari sfottò relativi ai classici stereotipi del Bel Paese, ad Atene quando dici di essere italiano lo sguardo della gente quasi si illumina, scappa un sorriso ed iniziano sempre dei nostalgici racconti di un viaggio, un film o di un carissimo conoscente italiano. E non è neppure così raro andare a comprarti la ricarica telefonica al periptero (chioschetto) del tuo quartiere, trovarti a scambiare quattro chiacchiere in italiano o sentire una canzone di Toto Cutugno improvvisata dal signore sessantenne che è passato a comprarsi le sigarette. Io lo trovo sorprendente, soprattutto in vista del 28 Ottobre, giornata in cui si celebra l’indipendenza ellenica. Ebbene, la Grecia è l’unico Paese che io conosca in cui si celebra l’inizio piuttosto che la fine di una guerra.

Il 28 Ottobre 1940 sanciva, infatti, la dignità ellenica a scapito della vergogna italiana. Ed i greci ne hanno fatto motivo di profondo orgoglio, tanto da far divenire tale data un giorno di festa nazionale. Ecco cosa successe quel giorno, il giorno del No (oxi, ochi) – Ημέρα του όχι. Alle tre di notte del 28 Ottobre 1940, l’ambasciatore italiano Emanuele Grazzi inviò un ultimatum al Primo Ministro Ioannis Metaxas da parte di Benito Mussolini. Il Duce imponeva a Metaxas di permettere il passaggio delle truppe italiane sul territorio greco e di occupare siti geopolitici strategici. Metaxas rispose diplomaticamente in francese <<Alors, c’est la guerre>> ovvero Oxi, come tradotto immediatamente dai cittadini ateniesi. Ecco quello che successe in seguito: alle cinque e trenta del mattino di quello stesso giorno, prima ancora che il referendum fosse ufficialmente scaduto, le truppe italiane – che si erano già ammassate ai confini greco-albanesi nella Regione montuosa del Pindo nel Nord della Grecia – incontrarono una forte ed inaspettata resistenza. Pure gli avvenimenti dei sei mesi successivi furono inaspettati: morto Metaxas, il suo successore Alexandros Korizis si suicidò e nel frattempo, ad un Mussolini umiliato, si sostituirono i tedeschi che compirono, tra gli altri, lo scempio di innalzare la svastica sull’Acropoli al posto della bandiera greca. Ora, a livello di analisi strategico-militare, l’importanza del 28 Ottobre viene interpretata nel modo seguente: seppur la Grecia cadde nella morsa dell’Asse, il rifiuto di Metaxas quel giorno permise un notevole ritardo nell’avanzata tedesca e determinando, così, il successivo decorso della Seconda Guerra Mondiale. In ogni caso, ben prima dell’invasione del 1940, le relazioni italo-greche furono abbastanza complicate, principalmente per le dispute territoriali ed in particolare quelle del Dodecaneso e dell’isola di Corfù nel Mar Ionio.

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Benito Amilcare Andrea Mussolini (1883-1945) è stato un uomo politico, giornalista e dittatore italiano. Fu il fondatore del Fascismo

Tali dispute, furono temporaneamente placate dall’accordo amichevole del 1928 firmato dal Primo Ministro ellenico Venizelos. Tale normalizzazione delle relazioni fu tuttavia compromessa dall’invasione dell’Albania da parte dell’Italia nel 1939. L’Abania ben presto collassò e le truppe italiane presero il controllo di tutti i porti già il 7 Aprile di quell’anno, quando il Re Zog fuggì con la famiglia in Grecia, abbandonando il popolo albanese al suo destino. Il 12 Aprile il Parlamento albanese depose il monarca, sancendo l’unificazione con l’Italia ed accogliendo Vittorio Emanuele III come il loro nuovo sovrano. Ovviamente la presenza delle truppe italiane in Albania, proprio sul confine a Nord con la Grecia, aumentò progressivamente la tensione tra le due Nazioni. Di qui, Francia e Gran Bretagna decisero di interporsi come garanti della integrità territoriale greca, ma ciò non impedì alle forze italiane di compiere numerosi atti di aggressione – tra cui gli attacchi alle navi greche e numerosi pattugliamenti aerei non autorizzati. Il risultato di tali azioni fu che Metaxas (controversa figura nella storia greca moderna, per i suoi modi dispotici), inizialmente favorevole a degli interscambi commerciali con la Germania, finì per allearsi con la Gran Bretagna, per cui già il re greco Georgios II nutriva una profonda ammirazione. Il principale errore strategico di Mussolini fu quello di considerare la Grecia come una seconda Albania, un piccolo Stato dotato di un esercito limitato e conquistabile dunque in non più di due settimane. I due Paesi tuttavia, differiscono, notevolmente per il loro territorio e le truppe italiane persero ben presto le loro forze attraverso la Regione muntuosa del Pindo fino alla città di Ioànnina, dove furono bombardate dai greci. Alle difficoltà territoriali, per gli italiani si aggiunsero anche le non favorevoli condizioni climatiche che ostacolarono notevolmente gli interventi di soccorso e ricambio delle provviste.

Nel frattempo, le truppe inglesi occuparono Creta il 3 Ottobre del 1940 ed i greci, dopo tre settimane di combattimenti, organizzarono un tale contrattacco alle truppe italiane da ricacciarle all’interno dei confini albanesi, umiliando Mussolini e facendo infuriare Adolf Hitler. In seguito fallì un ulteriore attacco italiano, alchè la Germania decise di intervenire attaccando la Grecia attraverso l’alleata Bulgaria. Pur dimostrando una notevole tenacia anche su quel fronte, dopo sei mesi di continui combattimenti le truppe elleniche soccomberono ed il Primo Ministro Korizis (che aveva sostituito il deceduto Metaxas) preferì togliersi la vita piuttosto che assistere all’entrata trionfante dei tedeschi ad Atene. I soldati greci alla fine, seppur eroicamente, cedettero. Tuttavia, i greci festeggiano con orgoglio quest’episodio per ricordare a se stessi, ed al mondo intero, la loro coraggiosa opposizione. Una tale opposizione che permise in termini pratici di ritardare, di uno o due mesi, l’invasione tedesca della Russia e causandone infine l’insuccesso per via delle avverse condizioni climatiche invernali.

Un popolo orgoglioso, sveglio e curioso quello greco. Che anche nelle debolezze – che ho scoperto pian piano durante quest’ultimo anno (e qualche mese) ad Atene – non si scoraggia mai e non porta rancore, mostrando una dignità davvero incomparabile. Noi europei dovremmo tutti prenderne esempio per superare i conflitti passati e poter costruire un’equa e stabile convivenza. Solo in tal modo l’Europa potrà affrontare le odierne sfide interne e transfrontaliere.

 

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About Karin Nardo

REDATTRICE | Classe 1987, con doppia cittadinanza italiana e slovacca. Ha lavorato per diverso tempo come analista in un'impresa multinazionale ad Atene dopo essersi laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università degli Studi di Trieste ed aver conseguito un master in Advanced International Relations presso la Diplomatic Academy a Vienna, dove ha anche svolto dei tirocini presso diverse organizzazioni internazionali. Precedentemente Corrispondente dalla Grecia, da quando si è trasferita a Roma e successivamente a Budapest scrive su temi di geopolitica.

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