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La caduta di Roma, tra problemi sociali ed economici (seconda parte)

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  • LA QUESTIONE DELLA CITTADINANZA ROMANA, INTEGRAZIONE DEI BARBARI :


romabarbari_27_ve_27In questo secondo articolo incentrato sulla caduta dell’Impero Romano, parleremo del modo in cui le popolazioni barbariche vennero integrate nella macchina statale romana. 
Da sempre Roma, come abbiamo visto nel primo articolo, era una potenza colonizzatrice. Da quando fu fondata, non smise mai di estendere i propri confini. Esistevano, dunque, due gradi di popolazione all’interno dell’Impero. Vi era un’élite composta dai cittadini romani mentre, su di un piano subordinato, vi erano tutte quelle persone che, in gran parte sottomesse, facevano parte dell’Impero senza però godere di tutti i diritti ottenibili solo con la cittadinanza. La politica dell’apparato governativo romano, però, era molto chiara. Le élite di questi popoli indigeni venivano cooptate e si tendeva ad estendere su di loro i diritti della cittadinanza romana.  La prima fonte che utilizzeremo oggi, per andare a fondo di questa questione, ce la offrono Gli Atti degli Apostoli. San Paolo predicava a Gerusalemme, il popolo degli ebrei tumultuavano e lo fecero arrestare dai romani, considerandolo un agitatore sovversivo.

<<Appena fu legato, pronto per essere frustato, Paolo disse all’ufficiale che gli stava vicino: “Ma potete frustare un cittadino romano, senza prima aver fatto un processo?”. L’ufficiale corse subito ad informare il comandante e lui gli disse: “che cosa stai facendo? Vuoi fustigare un cittadino romano?”. L’ufficiale tornò da Paolo per chiedergli ancora se fosse veramente un cittadino. Dopo l’ennesima risposta affermativa, l’ufficiale disse: “Io per diventare cittadino romano ho dovuto pagare una grossa somma di denaro!”. Paolo rispose che lui, invece, fosse cittadino fin dalla nascita>>.

Da questo brano comprendiamo moltissimi aspetti. Innanzitutto che un uomo dell’Asia minore, per giunta ebreo (poiché discende da un’importante ed influente famiglia) può vantarsi di essere cittadino romano fin dalla nascita. E in più vediamo come, con le giuste conoscenze e con una grossa somma, pure il centurione può vantare di aver “acquistato” la cittadinanza romana. Come ultimo aspetto si intravede chiaramente il privilegio, anche nei riguardi della legge, di un cittadino romano. Nessuno può toccarlo prima di un processo e sembrerebbe che qualora un individuo ci provasse, andrebbe incontro a qualcosa ben peggiore delle frustrate.

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Claudio (10 a.C. – 54 d.C.), fu il quarto Imperatore Romano, dal 41 d.C. fino alla sua morte

 Come abbiamo già detto l’Imperatore, per aver sostenitori anziché avversari, estendeva abbastanza largamente la cittadinanza. Questa politica generava, però, anche malumori tra il popolo che restava stupito e sbigottito nel vedere con quanta facilità un capo barbaro avrebbe potuto ottenere la loro stessa cittadinanza. Nel 48 d. C. l’Imperatore Claudio si reca in senato con un progetto di legge. Si trattava non soltanto di estendere la cittadinanza ai Galli, ma addirittura di nominare senatori un gruppo di notabili gallici. E Tacito ci racconta la reazione che ebbero i senatori: <<L’Italia non è così malridotta da non poter fornire più senatori alla sua Città. Una volta governavano solo i nativi di Roma e bastava. Del governo di una volta non si lamentava nessuno. Hanno già invaso il senato i veneti, insubri. Bisogna proprio farci entrare una accozzaglia di forestieri, praticamente di schiavi? E quale onore resta per i nobili romani? Per i senatori figli del Lazio? Bisogna che si impadroniscano di tutto degli stranieri, ma non solo, i cui nonni e bisnonni han combattuto contro di noi, gente che massacrava i nostri legionari>>.

La risposta a questo senatore arrivò da Claudio in persona che, in sostanza, afferma le proprie origini non romane e quelle di tanti altri senatori. Affermò che il suo più lontano antenato conosciuto era di Alba Longa, ossia una città contro cui Roma combatté ferocemente agli albori. In seguito menzionò dei senatori lì presenti e per ciascuno ne stabilì le origini. Uno che aveva un antenato sabino, l’altro etrusco. Proseguì il suo discorso illustrando il mito di Romolo, che prese molte persone da altre città facendoli diventare cittadini romani. Disse di non prendere esempio dagli ateniesi che, nonostante una persona straniera fosse amica loro, restava pur sempre un metoikos. Claudio, in questo frangente, espresse un’ideologia. Roma è quello che è grazie al suo stile di conquista e di umanità nell’estendere i diritti di cittadinanza ai rivali che si piegano alle loro leggi (come abbiamo già detto, non ha tutti ma soltanto alle persone che contavano o erano disposte a pagare).

Non sempre, però, questo modello funzionò: la battaglia di Teutoburgo ne è la dimostrazione. Arminio, che nella storia scritta da tedeschi viene considerato uno dei padri fondatori della Germania e che durante la battaglia sterminò gli uomini di Varo. Il nome di Arminio, per esteso, comprendeva anche Caio Giulio e si trattava inequivocabilmente, quindi, di un cittadino romano. Con la smisurata estensione della cittadinanza, poi, si perse un po’ quella divisione di popolo eletto e prescelto romano,  dall resto dei barbari. Sempre più barbari, infatti, divennero romani. Alcuni alti e biondi, altri con la pelle scura e ricci. I politici romani, a questo punto, erano indecisi sul da farsi ma optarono comunque per una faticosa soluzione: quella di estendere la cittadinanza a tutte le persone che vivevano nei confini imperiali. Ciò avvenne nel 212 d. C., con l’editto di Caracalla.

Sant’Agostino (che visse diversi secoli dopo l’editto) disse: <<E’ stata una decisione gratissima e umanissima, quella per cui tutti coloro che dipendevano dall’Impero romano, vennero associati alla cittadinanza e divennero cittadini romani. Così che appartenne a tutti ciò che prima era di pochi>>

Caracalla visse in un periodo in cui l’Impero non si estendeva più. La spinta propulsiva atta a superare i propri confini era, infatti, ormai terminata da un pezzo. E le persone nuove non son più quelle conquistate, bensì quelle di cui abbiamo parlato nella prima parte: profughi ed immigrati.

Abbiamo un testo di Prudenzio, poeta decadente cristiano, che mostra altri aspetti degni di essere analizzati:

<<Voi romani, così vanagloriosi. La vostra storia è un successo. Ma, romano, lascia che ti spieghi da cosa dipendono i vostri trionfi e che ha permesso alla tua gloria di crescere tanto fino a governare il mondo? I popoli erano discordi per lingua, i regni praticavano culti diversi. Dio ha voluto riunirli. Unirli sotto un impero, tutti quelli che erano capaci di compiere una vita associata per mettere fine alle guerre. Dio ha insegnato a tutti i popoli a piegarsi davanti un’unica legge e che diventassero tutti romani, sul Reno e sul Danubio, sul Gange e sul Nilo. In tanti paesi diversi viviamo come cittadini nati insieme dentro le mura di una sola città. Viene gente dai posti più lontani, attraversando il mare. E così, mescolando il sangue, si intreccia da popoli diversi, un’unica stirpe e questo è il grande risultato dell’Impero romano. E così si è preparata la via per la venuta di Cristo>>.

Com’è possibile notare, l’ideologia imperiale e la concezione cristiana non coincidevano perfettamente. Ma nonostante tutto, il modello funzionava incredibilmente. E vi sono degli esempi che mostrano come i barbari non volessero altro. Quest’ultimi si integravano soprattutto nell’esercito. I barbari, quelli che la storia si è ricordata di loro, sono sempre partiti dall’esercito, facendo carriera militare e trovandosi nella posizione di generale. E questi generali barbarici, in seguito, raggiunsero un peso politico non indifferente. Discutevano di leggi, di religione e lo facevano attraverso lettere di corrispondenza con personaggi di spicco, dotti e sapienti. Altri imperi hanno avuto degli eserciti enormi, che lasciavano e lasciano tutt’ora spazio alla carriera per gli immigrati. Basti pensare all’attuale esercito degli USA: quando erano in Iraq si sentiva spesso parlare del generale Ricardo Sanchez.

Per chiudere questo articolo ed aprirmi la strada per una terza parte, vorrei citare Claudiano, uno di quelli che di più ha credette in questa miscela di sangue: <<Roma è l’unica città che ha ricevuto nel suo grembo i vinti e ha nutrito tutto il genere umano con gesto di madre e non di padrona. Ha chiamato cittadini quelli che ha vinto e li ha vinti una seconda volta col suo pietoso abbraccio. A queste abitudini pacifiche, dobbiamo il fatto che l’immigrato si sente a casa sua, che possiamo viaggiare ovunque. Beviamo il Rodano come l’Oronte, che siamo tutti un unico popolo e il dominio di Roma non avrà mai fine>>

Claudiano, anch’egli allineato con l’ideologia cardine del tempo (imperiale e cristiana) fece in tempo a vedere i primi risvolti tragici del razzismo che, già secoli addietro, serpeggiava silenzioso nei bassifondi dell’Impero. Egli vide cambiare il modo di trattare gli immigrati, non più secondo le solite aspettative. Le promesse fatte agli immigrati non venivano mantenute da un Governo incapace di gestire la cosa pubblica, sempre più corrotto e incompetente. E Claudiano vide anche l’attitudine degli immigrati mutare, poiché capivano ormai che in una società prossima al collasso, vi erano tanti altri modi per avere successo. Claudiano fece in tempo a vedere un gruppo di Goti che, dopo esser stati messi a lavorar la terra e coi loro giovani arruolati, devastarono il territorio circostante.

A ritrovandosi senza parole per l’accaduto, ci lasciò una drammatica testimonianza: <<I greotungi erano prima una legione romana a cui abbiamo dato dei diritti dopo averli vinti, a cui abbiamo distribuito campi e case>>.

Claudiano era sconcertato, non capiva il motivo di tale ribellione e pareva non accettarla. Ma questi Goti greotungi avevano dei buoni motivi per ribellarsi e di questo ne parleremo nel prossimo articolo.

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Lezione prof. A. Barbero

Bryan Ward-Perkins, La caduta di Roma

Boris Jonhson, Il sogno di Roma

Adrian Goldsworthy, La caduta di Roma

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About Marco Pucciarelli

REDATTORE | Classe 1991, piemontese. Si è laureato in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Vercelli. Ha la passione per la storia, specie per quella romana.

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