#1ORADAMORE: introduciamo l’educazione sentimentale nelle scuole

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<<Perché se una bambina picchia è un “maschiaccio”? E se un bambino piange è una “femminuccia”?
Perché le ragazze possono camminare mano nella mano e i ragazzi no?
Perché si studia Gabriele D’Annunzio e non Sibilla Aleramo?
Perché se mamma non lavora è normale ma se non lavora papà è una vergogna?
Perché 
#1oradamore?>>

 

 

Celeste Costantino
Celeste Costantino – Deputata di Sinistra Ecologia e Libertà

 

Sono queste le parole  con cui Celeste Costantino, deputata di SEL e prima firmataria, introduce nel suo blog la proposta di legge che chiede l’avviamento dell’ora di “educazione sentimentale” nelle scuole.

Il dibattito, come sempre quando si parla di violenza sulle donne, è accesissimo.
<<Un’ora non serve a niente>>, <<In Italia si ammazzano meno donne rispetto al resto d’Europa>>, <<Si tratta solo di propaganda>>. 

Peccato che la realtà sia ancora in grado di annullare qualsiasi discussione teorica/trascendentale. Solo negli ultimi dieci giorni due donne sono state ammazzate per futili, inutili, stupidissimi motivi, dai loro mariti. Per non parlare di tutte le vittime “bianche”: donne senza nome e identità, prostitute, escort, clandestine che in Italia, invece di un futuro migliore, hanno trovato solo sofferenza e morte, troppo poco importanti per finire sulle pagine dei giornali. I dati ISTAT ci dicono che, nel 2013, ogni due giorni è stata uccisa una donna. Ricordiamoci poi che l’assassinio è solo la punta dell’iceberg; sotto, ci sono tutte le storie di violenza domestica, stupro, bullismo e sessismo che ogni donna, in misura più o meno lieve, si trova ad affrontare almeno una volta nella vita. Si parte dai soliti commenti maschilisti, si continua con gli sguardi pesanti e si finisce, se tutto va bene, con qualche toccatina di troppo in discoteca da parte di uomini fieri e virili (così credono), che nel loro profondo essere considerano la donna come un oggetto. E non ditemi che non è vero.

 

femminicidio
Per maggiori informazioni: http://www.lastampa.it/societa/donna/speciali/femminicidio/2013

 

Sì signori miei, diciamolo pure ad alta voce: siamo in una situazione di emergenza. Oltre la crisi e l’uscita dell’Italia dai Mondiali di calcio, esiste un problema sociale ormai esteso, che tesse come una ragnatela i suoi fili e si insinua nei nostri figli, rendendoli uomini e donne incapaci, da un lato, di rapportarsi con l’altro in maniera sana e propensi, dall’altro, a diventare carnefici e vittime.

Come si risolve un simile problema? Intanto, dice Costantino, bisogna smettere di parlare di femminicidio come <<atto conclusivo del fenomeno>>. E non basta nemmeno più invocare la prevenzione, se per l’appunto invocarla è l’unica cosa che viene fatta. Bisogna costruire una società migliore e per farlo serve una rivoluzione strutturale che parta dal basso, dal bambino indifeso che ogni mattina va a scuola ed impara l’italiano, la matematica, la scienza, ma non impara a rispettare ed amare l’altro, ad apprezzarlo per le sue differenze, a non considerarlo inferiore.

 

 

Ve la immaginate, voi, la vita di un bambino nel 2014? Le piccole generazioni sguazzano felici nel mondo “social”, tra videogame e cellulari ultimo modello regalati loro quando ancora  non sanno leggere. Vanno a scuola con coetanei stranieri, di diverse nazioni, che spesso vengono lasciati indietro dagli insegnanti per mancanza di tempo (e voglia). Tornano a casa, accendono la tv e sono letteralmente bombardati da pubblicità a sfondo sessuale in cui la donna è buona solo a mangiare il gelato o a contorcersi sul letto in modo piuttosto provocante. Mamma e babbo sono a lavorare tutto il giorno e in casa c’è solo il fratello maggiore, che passa ore chiuso in camera ed esce solo per bere una coca cola. Arriva l’ora di cena, mamma e babbo sono a casa, si mangia tutti insieme con la televisione accesa, magari mentre i genitori parlano di crisi economica, magari mentre litigano per chissà quale motivo. Finita la cena, ognuno va per i fatti suoi, e così giorno dopo giorno, anno dopo anno, si formano adolescenti incapaci di relazionarsi con le loro stesse emozioni (analfabetismo emotivo) e, pertanto, di gestirle.

Ecco perché l’ora di educazione sentimentale serve: dove la famiglia è impotente, la scuola può intervenire per stimolare i bambini, per aiutare i genitori. Direte voi “un’ora è poca”. Sì, vero, ma è comunque qualcosa.
Come si legge nel testo della proposta di legge, i firmatari chiedono che venga rispettata la Convenzione di Istanbul, che prevede sia l’introduzione di educazione affettiva (e che entrerà in vigore dal prossimo 1 di Agosto) che il potenziamento dei centri antiviolenza. Come risponde la politica? La proposta di legge di Celeste, nonostante risalga a più di un anno fa, ancora non è stata calendarizzata, ed i centri antiviolenza devono sopravvivere con 6.000 € al mese suddivisi in due anni: ecco a quanto ammontano i finanziamenti “certi e costanti” che il Governo erogherà per tutelare le donne. Bravi!

<< Il tanto strombazzatoPiano di azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere”, che ad oggi dovrebbe prevedere un finanziamento di circa 18 milioni per i centri antiviolenza, l’assistenza e la prevenzione è fermo da circa 8 mesi per un cavillo burocratico (!!!) >>, afferma Costantino. Un ritardo colpevole del Governo: serve la firma del ministro per le Pari Opportunità, ma la delega attualmente non è stata ancora assegnata.

Dinanzi ad una situazione così irrimediabilmente tragicomica, possiamo fare qualcosa anche noi: firmare la petizione che chiede la calendarizzazione della proposta di legge e diffonderla quanto più possibile.
Da donna, da giovane studentessa di Filosofia, da persona, credo che Celeste abbia centrato il punto. Senza formazione affettiva non possiamo risolvere né  il  femminicidio né qualunque discriminazione verso l’altro. Ed occorre farlo subito, prima che sia troppo tardi.

 

1oradamore

 

About Francesca Cimò

COLLABORATRICE | Classe 1991, toscana. Studentessa di Filosofia, le interessa tutto ciò che riguarda la cultura, la politica, la società. Ogni tanto si sente una 24enne spensierata ma poi le passa. Suoi sono diversi pezzi di attualità.

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