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Box-to-box: un romanzo (quasi) tutto inglese

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Johannes Jacobus Neeskens (1951) è un allenatore di calcio ed ex calciatore olandese, universalmente riconosciuto come il primo centrocampista box-to-box della storia di questo sport

Il calcio sta cambiando. Non è un semplice luogo comune legato all’auto-mercificazione dei calciatori, sempre più attratti da mete esotiche ed ingaggi milionari, o all’ipercinetismo di uno sport sempre più muscolare e frenetico e sempre meno caratterizzato da quell’estetica romantica che fece innamorare i nostri padri. È un dato di fatto. Come ogni altro fenomeno della cultura popolare il calcio cambia, subisce rivoluzioni, ed i propri interpreti si adattano. Non è un caso, quindi, che nell’ondata di annunci che ha funestato in questa settimana il football, il ritiro immediato di Frank Lampard prima e la volontà di lasciare a fine stagione di Philipp Lahm poi abbiano destato – per certi versi – maggior scalpore dell’abbandono definitivo di un’icona del calcio romantico come Ronaldinho, un calciatore che all’apice della carriera ha decisamente segnato la storia di questo sport e l’immaginario collettivo dei tifosi.

Lampard e Lahm, pur essendo solamente un centrocampista ed un terzino, sono decisamente due profili più moderni, totali e inquadrati con il calcio attuale di quanto lo fosse la fantasia spensierata di Ronaldinho. Frank Lampard in particolare si è trovato a sublimare la centralità nel football del ruolo moderno per eccellenza: il centrocampista box-to-box, il così detto tuttocampista. Una definizione archetipica di tale ruolo arriva dal primo interprete universalmente riconosciuto della categoria, Johan Neeskens, meraviglioso centrocampista dell’Arancia Meccanica giunta in finale della Coppa del Mondo nel 1974 e 1978, che si definiva un po’ semplicisticamente «Un mediano difensivo che sa segnare».  Neeskens, icona di calcio totale in quella Nazionale Olandese, si distinse per la capacità di essere rilevante in entrambe le metà campo, contribuendo alla fase difensiva nella propria area di rigore e presentandosi puntualmente per finalizzare nell’aria di rigore avversaria, riuscendo anche a contribuire alla fase di possesso grazie a dei piedi decisamente educati.

Vista la complessità nell’inquadrare una figura capace di contribuire in così tanti comparti del gioco, la lingua inglese – come spesso avviene – è intervenuta a semplificare le cose: l’aria di rigore ha la forma di una scatola (box)? Bene, allora un giocatore che copre le distanze tra una scatola e l’altra sarà un box-to-box. L’Inghilterra, però, non si è semplicemente accontentata di dare un nome breve ed efficace al ruolo. Gli inglesi, da sempre, vantano un diritto di primogenitura sul gioco del football e non potevano assolutamente lasciare che il ruolo-crocevia del calcio moderno non portasse il marchio della Terra d’Albione. Circa un ventennio dopo Neeskens, quindi, l’Inghilterra ha dato i natali calcistici ad una nidiata di centrocampisti moderni che avrebbero segnato decisamente un trend nell’interpretazione del ruolo: Paul Scholes, Steven Gerrard e – ovviamente – Frank Lampard. Se Scholes, una carriera da Silent Hero con la maglia del Manchester United FC, ha annunciato il ritiro nella stagione 2012/13, astraendosi leggermente dalla tremenda ondata di ritiri che sta invadendo il calcio moderno nelle ultime stagioni, Gerrard e Lampard – da sempre opposti nell’immaginario dei tifosi – hanno contraddistinto quasi tre lustri di calcio per fedeltà alle rispettive società (Liverpool FC e Chelsea FC) e per l’interpretazione del ruolo. I due son sempre stati due rette parallele incapaci di toccarsi, se non in nazionale. Frankie e Stevie, colonne portanti di un’Inghilterra cool ma perdente, hanno ben poco in comune, oltre al numero 8, e le loro storie lo testimoniano. Steven Gerrard si vede spalancate le porte dell’Academy del Liverpool a sette anni, quando un osservatore lo nota per strada. Per lui, da sempre tifoso dei Reds, è un sogno che si avvera. Un sogno che precede un incubo: il 15 Aprile 1989 a Hillsborough, nel corso della semifinale di FA Cup tra Liverpool e Nottingham Forest FC, ben novantasei tifosi del Liverpool rimangono uccisi, schiacciati a causa del sovraffollamento degli spalti. Tra quei novantasei c’era Jon-Paul Gilhooley, cugino di Steven, suo compagno di giochi, anch’egli innamorato pazzo dei colori del Liverpool. Steven Gerrard diventa un calciatore dei Reds per onorarlo, tanto che chiamerà la propria celebre autobiografia Io gioco per Jon-Paul. La storia di Lampard, invece, è ben diversa: gioca a calcio perché è lo sport di famiglia. Suo padre, Frank Sr., è stato una bandiera del West Ham United FC. Frankie entra nell’Academy degli hammers e, dopo un breve prestito allo Swansea City AFC, debutta con la maglia claret and blue del West Ham, agli ordini di Harry Redknapp (suo zio) e di suo padre Frank. Passando nel 2001 al Chelsea per forte volontà di Claudio Ranieri, Lampard ha attirato l’odio dei tifosi degli Hammers che, tuttora, sono probabilmente l’unica categoria di fan a provare del sincero risentimento nei suoi confronti. Il nuovo millennio è quindi il terreno di caccia condiviso per Frank e Steven: 212 goal in carriera per Stevie, addirittura 303 per Frankie. Numeri irraggiungibili per la stragrande maggioranza dei centravanti che abbiano mai calcato un campo da gioco, cifre da leggenda se raggiunte da un centrocampista.

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Paul Scholes (1974), Frank Lampard (1978) e Steven Gerrard (1980) sono tre ex calciatori inglesi, i tre esempi più fulgidi di centrocampista box-to-box all’inglese

Non bastassero queste cifre e le loro storie, si può rintracciare la centralità di questi due box-to-box nel calcio contemporaneo anche sottolineando come gli ultimi anni delle rispettive carriere abbiano intristito anche i più ostinati laudatores temporis acti tra i tifosi. Dopo una vita da bandiere, entrambi hanno dovuto lasciare le società che hanno contribuito a rendere grandi perché troppo anziani per incidere sui progetti di Liverpool e Chelsea, o almeno questo era il pensiero delle rispettive società. Ancora una volta, però, i due hanno preso decisioni diverse: Gerrard proprio non ce l’ha fatta a giocare contro i suoi Reds, mentre Lampard ha vissuto un’ultima stagione inglese al Manchester City FC, segnando il suo primo goal con i Citizens contro il Chelsea, proprio la società di cui è stato bandiera e miglior realizzatore di ogni epoca. Entrambi, quindi, chiudono la propria carriera negli Stati Uniti, Stevie nella calda Los Angeles, Frankie nella multietnica New York: ancora una volta su poli opposti.

È la fine del romanzo dei centrocampisti box-to-box? Assolutamente no. Il ruolo, nel calcio contemporaneo, ha ricevuto un grande sviluppo, diffondendosi capillarmente ad ogni angolo del globo e vedendo nascere quasi giornalmente nuove interpretazioni dello spartito caratteristico del tuttocampista. Anche la Terra d’Albione può dormire sonni tranquilli: il box-to-box inglese del futuro è già nato e domina in lungo e in largo i campi della Premier League. Il suo nome è Bamidele Jermaine Alli, un ragazzo inglese di origini nigeriane nato a Milton Keynes (sobborgo per lavoratori a Nord-Ovest di Londra) nel 1996, giusto in tempo per assistere alla legacy di Frankie e Stevie. Nel personaggio Dele Alli confluiscono una serie di caratteristiche che appaiono perfette per inquadrarlo come centrocampista box-to-box designato ad apparire sulle copertine del prossimo decennio: i natali da working-class hero, le origini multietniche sempre più comuni nel calcio globalizzato moderno, un rapporto difficile con la propria famiglia che lo ha portato a giocare con il nome Dele sulle spalle e a disconoscere il cognome della propria famiglia, un debutto da legend-killer nel calcio che conta nel 4-0 del suo MK Dons FC contro il Manchester United a diciott’anni appena compiuti nel 2014, l’adorazione giovanile per Steven Gerrard e una carriera che, a questo punto, lo ha già visto segnare per 49 volte tra League One, Premier League e Nazionale Inglese. Scholes, Lampard e Gerrard alla sua età avevano appena iniziato a bagnarsi i piedi nel grande oceano del calcio inglese. Che sia lui il talento designato a portare la Nazionale Inglese alla vittoria, lì dove i precursori del suo ruolo hanno fallito?

Una cosa è certa, con Dele Alli a capo di una nuova generazione di talenti, l’epica dietro al ruolo del centrocampista box-to-box non accenna ad esaurirsi.

 

 


 

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About Jacopo Gramegna

REDATTORE | Classe 1996, ex cestista ed ex Parlamentare Regionale dei Giovani in Puglia, diplomato al Liceo Classico. Attualmente è studente di Giurisprudenza d'Impresa presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Divoratore instancabile di film e studioso di tattica sportiva, nutre una passione viscerale per i racconti che gravitano attorno ai campi da gioco. Si diletta in uno storytelling che possa far convergere le sue numerose anime.

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