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Dieci argomenti per il trionfo “La La Land”

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Damien Chazelle (32) ha partecipato anche alle sceneggiature di Il Ricatto (2013), The Last Exorcism (2013) e di 10 Cloverfield Lane (2016)
Il regista e sceneggiatore statunitense Damien Chazelle (1985) ha partecipato anche alle sceneggiature di “Il Ricatto” (2013), “The Last Exorcism” (2013) e di “10 Cloverfield Lane” (2016)

Tutti ne parlano, tutti lo ballano, tutti lo cantano. No, per una volta non ci stiamo riferendo al Festival di Sanremo, ma al film che con tutta probabilità sbancherà la prossima cerimonia degli Oscar, il prossimo 26 Febbraio a Los Angeles. È ormai chiaro a tutti che La La Land sia diventato il vero e proprio fenomeno della stagione cinematografica in corso.

Ma come ha fatto un trentaduenne di Providence a eguagliare il numero di nomination da parte dell’Academy raggiunte da Eva contro Eva (1950) e Titanic (1997)? Damien Chazelle non è James Cameron, e a maggior ragione non si avvicina neppure a Joseph L. Mankiewicz. Parliamo di un ragazzino brufoloso del Rhode Island nato da una famiglia franco-americana-canadese e cresciuto con due passioni ciclopiche: da una parte la regia, dall’altra il jazz. Entrambe esplicite nel lungometraggio che lo ha rivelato al grande pubblico, quel Whiplash che zitto zitto due anni fa si è portato a casa tre statuette. Ancora più evidenti nel meno conosciuto esordio sul grande schermo di Chazelle, un pezzo di gioia naïf chiamato Guy and Madeline on a park bench. Il dubbio rimane: in che modo La La Land rischia di diventare il film con più Oscar nella storia del Cinema?

 

Ecco qui dieci motivi:

1. È un musical. Percepisco già i vostri mormorii in lontananza, ma non c’è niente di anormale o irragionevole. C’è solo una frase più falsa e simulatrice di «Non sono razzista, ma…», e quella è «Non mi piacciono i musical, ma…». Poche storie: i musical piacciono a tutti. È una sensazione ancestrale, deriva dal passato di qualsiasi bambino cresciuto a pane e classici Disney. Chiunque, almeno una volta nella vita, è saltato sul divano facendo il karaoke di Sarò Re con Tullio Solenghi nelle vesti di Scar, il dittatore nazista a capo delle iene. Dunque non prendiamoci in giro: se West Side Story e Chicago hanno strappato alla concorrenza sedici Oscar in totale, un motivo ci sarà.

2. «I think about that day, I left him at a Greyhound station, West of Santa Fe». Bastano trenta secondi a La La Land per lanciare l’amo e afferrare lo spettatore per il palato. Perché, ed è forse un motivo per cui il rapporto del pubblico verso questo genere oscilla fra il pieno amore e il pieno odio, i musical devono essere necessariamente ruffiani. E la partenza del film di Chazelle è quanto di più ruffiano possa esistere nel 2017 (Presented in Cinemascope), con le musiche del compositore-feticcio Justin Hurwitz a sbatterci in faccia tutto lo spirito dei fenomenali Anni ’60. Come dite? È esattamente quanto ha fatto The Artist con il Cinema Anni ’20? Proprio così.

3. Al momento, però, abbiamo ridotto all’osso l’analisi. Perché solo i primi cinque minuti di La La Land (i più alieni all’interno della struttura del film) meriterebbero un commento a parte. C’è un enorme piano sequenza di oltre cinque minuti che si snoda sulla Judge Harry Pregerson Interchange di Los Angeles, che di per sé sarebbe una roba manieristica al limite dell’insopportabile. Ma, anche per i motivi spiegati nei primi due punti, il tutto funziona a meraviglia, in quello che fin da subito appare come un omaggio sfacciato ai film con Julie Andrews. Girato da Dio, fotografato da Dio, musicato da Dio… desiderate qualcos’altro da un incipit?

Emma Stone (28) ha esordito sul grande schermo nel 2007 con 'Suxbad'. Nel 2015 è arrivata la prima nomination all'Oscar, come miglior attrice non protagonista in 'Birdman'
L’attrice statunitense Emma Stone (1988) ha esordito sul grande schermo nel 2007 con “Suxbad” (2007). Nel 2015 è arrivata la prima nomination all’Oscar, come Miglior Attrice Non Protagonista in “Birdman” (2014)

4. Da quel momento in poi, o almeno dalla seconda metà, la pellicola comincia a diventare qualcosa di diverso e la bontà dell’operazione svolta da Chazelle si rivela in tutto il proprio splendore: dall’omaggio agli Anni ’60 assistiamo ad una trasformazione del tutto moderna. Se fino ad ora abbiamo parlato di musical, adesso sarebbe corretto ammettere che La La Land non è incastonabile in alcuna forma predefinita. Laddove i film musicali utilizzano la canzone per evidenziare singoli momenti vuoti (fin da Singin’ in the Rain) o addirittura come strumento per far procedere la trama (si pensi a Mary Poppins), Chazelle ne capovolge propriamente la funzione negli ultimi sessanta minuti. Il regista classe ’85 vuole, prima di tutto, raccontare una storia di sogni realizzati e sogni infranti, e delle difficoltà che costellano la strada per raggiungere tali sogni. È un argomento a lui carissimo, già sviscerato con violenza in Whiplash, che qui ritorna con una nota amara nel meraviglioso finale. In tutto ciò la musica è quasi uno stimolatore di deja vu, un richiamo tematico a situazioni già vissute. In questo senso, Chazelle potrebbe trovare in John Carney un’anima assolutamente affine.

5. Il finale, quindi. Un amico, dopo aver visto La La Land in sala, mi ha confessato che nella macro-sequenza di chiusura il significato della pellicola gli è «letteralmente crollato addosso». Ecco, prendo in prestito questa espressione per evidenziare la difficoltà nel giungere a un simile explicit. Come volevasi dimostrare, la trama nella seconda metà del film finisce infatti per impantanarsi in un guado apparentemente senza via di scampo. Ma è ovvio: sarebbe stato troppo facile andare avanti a suon di “canzonette”, come un qualsiasi Moulin Rouge!. Chazelle non vuole affidarsi al modulo “Someone in the Crown e giù coreografie”, ma maneggia anzi con molta serietà il proprio soggetto. Per questo nell’inquadratura finale, in quello sguardo di Sebastian a Mia, c’è tutta la motivazione di un racconto a tratti frastagliato, che quasi mai scorre via con facilità. Un’occhiata che racchiude tutto ciò che poteva essere, la vita migliore possibile insieme alla persona amata, e non è stato.

6. E della sequenza della panchina, ne vogliamo parlare? Puro Fred Astaire e Ginger Rogers, meravigliose emozioni vintage. No, non il genere di vintage che puoi trovare ai mercatini dell’antiquariato. In questo mondo ci sono vecchie auto e nuovi smartphone, video-chiamate e scarpette da tip tap, una Hollywood antica e una Hollywood contemporanea: David Wasco, l’Oscar per la migliore scenografia è tuo.

'La La Land' è stato candidato in totale a 187 premi e, attualmente, ne ha vinti 79
“La La Land” (2016) è stato candidato in totale a centoottantasette premi e, attualmente, ne ha vinti settantanove

7. Ok, perfetto, applausi. Ma tutta la qualità, l’importanza, la ruffianaggine di una pellicola non bastano da sole a farle guadagnare una decina o più di Oscar. Ci vuole un altro elemento, storicamente fondamentale, come la fortuna. La La Land arriverà alla serata del Dolby Theatre praticamente senza validi concorrenti, come un cavallo da corsa che vada a gareggiare contro dei pony. Prendiamo la categoria principale, quella che racchiude i nominati per il Miglior Film. In serie: La battaglia di Hacksaw Ridge pare un film di trent’anni fa; Lion è talmente fiacco dal punto di vista emotivo da qualificarsi appena un gradino sopra il Danny Boyle “impostore” di The Millionaire; Hell or High Water, Barriere e Il diritto di contare sono opere fin troppo piccole per poter convincere la magniloquente Academy; Arrival è un capolavoro, ma figuriamoci se un film di fantascienza può ambire alla statuetta; Moonlight è più adatto ai Festival del Cinema indipendente che alle sale dorate di L.A.; Manchester by the Sea sarebbe anche un candidato credibile, ma non ha visto il becco di un premio se non ai National Board of Review.

8. Facendo un rapido conto, le statuette per il Miglior Film, la Miglior Regia, la Miglior Sceneggiatura Originale, la Migliore Scenografia, la Miglior Fotografia, la Migliore Canzone (addirittura due quelle candidate) e la Migliore Colonna Sonora sono già prese. Sì, ma le altre? Se per il Miglior Attore Protagonista Casey Affleck sembra attualmente favorito su Ryan Gosling, Emma Stone ha tutte le carte in regola per battere Isabelle Huppert, Natalie Portman e Meryl Streep. Una vittoria a sorpresa di Ruth Negga per Loving di Jeff Nichols? Improbabile.

John Legend (38), polistrumentista e cantautore, nel corso della propria carriera ha conquistato 10 Grammy Awards
John Legend (1978), polistrumentista e cantautore statunitense, nel corso della propria carriera ha conquistato dieci Grammy Awards

9. John Legend e J.K. Simmons. Serve dire altro? Il primo peraltro ha già alle spalle la vittoria del Premio Oscar per la Migliore Canzone Originale nel 2015 (Glory, da Selma): il miglior auspicio possibile. Cabala a parte, anche le scelte di cast denotano un’intelligenza maestosa, anche andando oltre la chimica (comunque altissima) che intercorre tra Emma Stone e Ryan Gosling. C’è un momento splendido, durante City of Stars, in cui lui dimentica il testo pronunciando «that» al posto di «this» e provocando la risatina di lei. Chazelle ha mantenuto la scena così, perfettamente sincera.

10. Rimangono gli Oscar “tecnici”, le categorie che l’anno scorso videro trionfare con sei statuette Mad Max: Fury Road di George Miller. Nonostante Colleen Atwood concorra per il quarto trofeo in carriera per i migliori costumi (per Animali fantastici e dove trovarli), nonostante La battaglia di Hacksaw Ridge ed Arrival abbiano potenzialmente qualche chance di aggiudicarsi i premi per il Miglior Sonoro e Miglior Montaggio Sonoro… La La Land è in pole position per sotterrare anche questi concorrenti. Una vittoria che, a quel punto, assumerebbe i contorni di un evento storico.

A poco più di due settimane dalla notte della verità, la proiezione parla quindi di dodici Oscar. Dodici. Più di Titanic, Ben Hur e Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re. Mica male per un ragazzino brufoloso del Rhode Island.

 

 

 


 

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About Mattia Carapelli

REDATTORE | Classe 1991, toscano. Si è laureato in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Siena. Lettore onnivoro e cinefilo convinto, nel 2014 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Ironica", con la casa editrice Montedit.

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