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In punta di piedi sul baratro del mondo: considerazioni tratte da storie di ordinaria fragilità

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Quale sfumatura attribuire alla fragilità? Intollerabile difetto di fabbrica o specificità intrinseca del genere umano? Alessandro D’Avenia analizza questo concetto in poco più di duecento pagine, condensate nel titolo L’arte di essere fragili, seguito da una precisazione: come Giacomo Leopardi può salvarti la vita. Perché la fragilità dovrebbe percepirsi come una risorsa che ci pone entro un’uguaglianza emotiva che, consequenzialmente, dovrebbe spingerci a riflettere sull’universalità della nostra condizione; perché la fragilità è il prezzo che paghiamo per lo stare al mondo, come gli uccelli la pesantezza delle proprie ali per godere della leggerezza del librarsi in volo.

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Recensione alla silloge poetica “Voli a matita (dicotomie quotidiane)” di Nunzio Buono

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L’artefice del filo poetico della raccolta, tra le venature dolceamare della quotidianità, è la piccola mina di grafite che, in questo contesto, non è simbolo di tratti vaghi o inesperti, ma rappresenta lo strumento prediletto dai bambini e dagli artisti per dare voce alla propria anima. E l’anima di Nunzio Buono è, al contempo, bambina e centro propulsore di creatività.

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“Un digiunatore” di Franz Kafka

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Franz Kafka, oltre agli scritti più famosi come “Il castello” e “Il processo”, pubblicò una raccolta di racconti intitolata “Un digiunatore” o “Un artista” del digiuno contenente quattro testi: “Primo dolore”, “Una donnina”, “Un digiunatore” e “La cantante Josefine ovvero Il popolo dei topi”. Proprio del digiunatore si occuperà questo articolo.